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  1. #16
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
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    492
    Saltatempo,

    la terapia cognitiva è uno strumento. Ha i suoi ambiti di applicazioni come le sue carenze.
    Dal mio punto di vista è sempre necessario interpretare un fenomeno e collocarlo all' interno di un sistema di relazioni.
    Questa è la carenza che mi pare di leggere all' interno del trattamento di questo caso.
    Anche il trattamento di una Credenza dovrebbe essere effettuato dopo un' interpretazione del fenomeno. Diversamente puoi trovarti in una posizione decisamente antiterapeutica dove ti improvvisi più come cacciatore di Credenze che come terapeuta che segue un' ipotesi precisa.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  2. #17
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
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    2,719
    A me viene in mente Orazio.
    Non so se è così,ma a me fa pensare a una persona che organizza la propria vita e le dà valore in base a dei progetti a lungo termine;in questo caso la morte può fare paura e la vita può perdere valore; è più utile attribuire valore ai singoli giorni.
    Questa comunque è una caratteristica di chi riesce a rappresentarsi solo scopi che non siano organizzati dalle emozioni.

  3. #18
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Se posso dare la mia opinione (prendila per quello che vale) la mia impressione è che ci sia molta tecnica nel tuo approccio alla paziente ma che manchi un'intuizione terapeutica che ti consenta di capire che cosa la paziente chiede a sè stessa o al mondo in questo momento e valutare in che modo poter rispondere a questa domanda esistenziale. Può essere frustrante sugli aspetti coartanti della sua religiosità che è radicata nella sua visione della vita. Credo che dovresti cercare di cogliere il guizzo di vitalità e di spontaneità oltre il groviglio teorico ed esperienziale che la tua esperienza di terapeuta ben addestrato ti porta a fare spontaneamente.
    Forse la paura della morte è un modo per parlare del suo interesse a ripensarsi come una persona nuova e diversa che è il motivo per cui la paziente in fondo potrebbe desiderare il proseguo della terapia.

    sono solo idee che mi vagavano per la testa leggendo il tuo 3d.

  4. #19
    ciao Daidaidaidai
    hai ragionissima...in gran parte è un pò una mia difesa l'aver cercato un'aiuto nella teoria per potermi proteggere da una serie di credenze a cui ho avuto difficoltà a ridiscutere con lei per vedere quale messagio vi poteva essere celato sotto. Io ho preferito così lasciare questa tematica a chi potesse aiutarla a livello religioso o spirituale, in base alla propria fede, e analizzare la sua difficoltà nel non trovare una risposta ad una domanda che la perseguitava...
    sicuramente però utilizzerò il tuo consiglio nel cercare, una volta analizzato a sufficenza il suo bisogno di certezze e di controllo sulla realtà, di vedere proprio al'interno della tematica della morte vi possa essere celato dietro, cosa può rappresentarle la morte in questo momento specifico della sua vita...
    grazie tante davvero!!!!!!!
    lu
    "c'è gente che dice che vuol lottare e poi confonde il fischio d'inizio della partita con quello dell'ultimo minuto, e va a casa" (S. Benni)

  5. #20
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Mi fai arrossire Saltatempo!
    Grazie mille per il complimento. Un ultimo consiglio (prendilo sempre per quello che vale). Forse può avere bisogno di incontrare una persona diversa come terapeuta. Forse le difficoltà religiose sono anche una spia del vostro diverso background culturale e personale. Non sempre siamo in grado di dare la risposta che la persona cerca. Qual'è la qualità della vostra alleanza terapeutica?

  6. #21
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    06-08-2005
    Residenza
    Padova
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    236
    Indubbiamente la terapia cognitivista è nettamente più efficace di tutte le altre nel campo delle Fobie.
    "Il vostro amore per la vita sia amore per la vostra speranza più alta:e la vostra più alta speranza sia il più alto pensiero della vita!"
    Nietzche

  7. #22
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    06-08-2005
    Residenza
    Padova
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    236
    Probabilmente pone il problema sul piano religioso perchè sente il bisogno di punti di riferimento e la religione questi punti di riferimento sembra fornirli ma appunto qui è il problema:"sembra".E'complicato.Non ho capito se questa paura della morte sia ,in questo caso specifico,correlato ad un disturbo vero e proprio oppure ad un processo di strutturazione delle proprie credenze,una specie di problema ideologico-culturale.Informaci meglio...
    "Il vostro amore per la vita sia amore per la vostra speranza più alta:e la vostra più alta speranza sia il più alto pensiero della vita!"
    Nietzche

  8. #23
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
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    2,719
    Mi è venuta in mente questa discussione.
    Ultimamente ho sentito da varie persone questo tipo di pensiero: se la vita finisce allora non hanno senso le cose che facciamo.Volevo riuscire a capire meglio.Ho fatto delle ipotesi,ho chiesto altri pareri...evitamento,controllo...tutte ipotesi molto sensate.Quello che però mi sembra è che questa non sia un'idea riconducibile completamente a certi tipi di difesa o di organizzazione.Mi sembra un problema che accomuna tutte le persone,per il fatto stesso che vivono,che ci sono.
    Forse il dubbio dolorosissimo: che senso hanno le cose che facciamo se poi si muore? è racchiuso in questa domanda: perchè ci sono?
    In definitiva cosa accade ad ogni uomo?
    Imporovvisamente si rende conto che esiste e che esistono tante cose attorno a lui.Non sa perchè è lì,non sa se c'è una causa e uno scopo nella sua presenza nel mondo.Il mondo è estremamente bizzarro: ingiusto,arbitrario.La realtà è che è tutto incomprensibile: completamente incomprensibile è anche il "perchè ci sono"?
    L'unica risorsa che l'uomo può usare è il pensiero.
    La persona inizia allora a costruirsi dei significati: ci sono perchè così vuole Dio; c'è la resurrezione;ci sono delle regole morali,si possono ottenere delle cose: famiglia,lavoro,soldi...
    ma è una costruzione arbitraria ed è molto instabile.Una malattia grave,una separazione,un fallimento possono sbriciolare rapidamente questi castelli di pensiero.e ricompare il dubbio: perchè ci sono?
    Non sono così sicuro che questa domanda sia da considerarsi un esito patologico: forse è un'espressione di consapevolezza massima.Credo che la psicologia sbaglierebbe disinteressandosi di questo tema e relegandolo completamente alla spiritualità.
    Bè poi si possono fare due cose: o aiutare la persona a costruire nuovi riferimenti,nuovi significati(arbitrari,ma questa è la condizione degli uomini) o aiutando la persona ad abbandonarsi a questa constatazione: non so perchè ci sono e non lo saprò,so però che esisto e che desidero delle cose."l'esistenza precede l'essenza" dicevano
    Ultima modifica di Parsifal : 29-06-2007 alle ore 15.34.47

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