Ecco qua la nuova storia... semplice semplice, come ho scritto altrove, giusto per rilassarci un po'
Prego tutti di leggere queste considerazioni prima di cominciare con la storia e l'attività investigatizia
- è un racconto senza troppe pretese, stilisticamente e... anche a livello di complicatezzagiudicherete voi comunque
- domani sera risponderò alle vostre domande, domande che potete comunque postare nell'attesa che mi colleghi al forum;
- ricordo le regole: domande chiare, complete, a cui si debba rispondere solo sì/no;
- se qualcuno o qualcuna di voi dovesse capire fin da subito tutto quanto (cioè si accorgesse di aver risolto il "mistero"![]()
perchè ha trovato una soluzione valida, perchè quadra tutto, perchè ha un sesto senso ecc. ecc. ) è pregato/a di inviarmi la soluzione tramite MP per non guastare il gioco agli altri...
Detto tutto questo... buona lettura e buona risoluzione di mistero
Au revoir... a domani
LA VALLE DELL'INFERNO
Da una buona mezz'ora l'uomo stava descrivendo il luogo che Marco avrebbe visitato a breve. Colpa della sua malaugurata domanda, o forse solo della sfortuna di aver incontrato un tizio, magari l'unico là attorno, che non riuscisse a tenere a freno le parole, e più parlava più aveva voglia di parlare.
Marco lo interruppe domandandogli se la valle, la famosa valle del luogo, fosse pericolosa. L'uomo scosse ripetutamente la testa.
Marco ebbe quasi un senso di vertigine: per la prima volta da mezz'ora percepì un silenzio assoluto.
Ne approfittò subito. Con la massima gentilezza ringraziò l'uomo per la cortesia e per le informazioni che gli aveva fornito e continuò per la sua strada. Si guardò attorno pieno di stupore e interesse.
L'uomo, intanto, lo fissava perplesso.
Marco camminò per un buon centinaio di metri, prese fiato, continuò per qualche altro minuto, poi, arrivato sulla cima di una rupe, appoggiò il piede su un grosso masso e, come in estasi, guardò nell'infinito del panorama che gli si stagliava davanti.
Eccola, la Valle dell'Inferno. Misteriosa e affascinante nel suo diabolico splendore.
Il luogo consisteva in una serie di rupi che cadevano tutte a strapiombo, ripidissime, su una lingua di terra che un tempo era stata il letto di un fiume. Il suo nome derivava dal colore delle rocce: un rosso vivo, fiammante, che ora risplendeva nelle ultime ore del tramonto e rendeva quel luogo come impregnato di sangue.
Da mozzare il fiato.
Marco lanciò una breve occhiata all'intero panorama, come a volerlo abbracciare in una volta, poi dedicò particolare attenzione alla rupe che stava sotto di lui e alla lingua di terra che pareva distante un'eternità.
“Voglio tentare la discesa” pensò “dopotutto non è pericoloso... e poi, quando mi capita un'occasione del genere? Potrei pentirmene per sempre, dopo.”
Si guardò intorno, come guardingo, poi arrivò sul bordo della rupe.
Guardò di sotto.
La distanza gli sembrava ancora più grande.
“Cominciamo... bisogna pur cominciare da qualche parte...”
Mise il piede oltre il bordo, tremò, esitò, provò di nuovo.
“Forse è meglio iniziare da quel punto.”
Riprovò, tentò ancora, ma di nuovo esitò, una paura invisibile si impossessò di lui.
“Ora basta. Provo da qui. Questo sembra il punto migliore. Da qui dovrebbe essere più facile.”
Così era, in effetti. La discesa poté cominciare, lenta, tesa, guardinga; ma inesorabile.
Marco non era in sé dalla gioia. Ad ogni passo era invaso da un tumulto di emozioni sempre crescente. Tanta era la meraviglia, la felicità, il senso di onnipotenza. Di certo non l'avrebbe dimenticato per il resto della vita.
Ma c'era dell'altro... un brivido tenue, sottile... il pensiero folle che sarebbe andato incontro alla morte, che da lì non sarebbe mai uscito vivo... che era meglio arrendersi, tornare indietro, fuggire via...
vattene da qui
percepì distintamente questo pensiero, anche se non sapeva da dove provenisse, se da lui, da dentro il suo cuore oppure da qualcun altro, qualcos'altro, fuori di lui. Ma no, non poteva essere. C'era solo lui, lì, il luogo era assolutamente deserto. Solo lui e metri e metri di rocce rossastre.
Rosso sangue...
Forse fu la sua incapacità a tradirlo, forse la sua disattenzione, dovuta al troppo pensare... fatto sta che a un certo punto mancò il punto in cui avrebbe dovuto poggiare il piede, perse l'equilibrio e cadde, sbattendo con forza contro le rocce.
L'ultima cosa che ricordò fu la rupe che s'innalzava a velocità vorticosa sopra di lui.
I medici non avevano mai visto nulla di simile. Una caduta del genere e il giovanotto aveva riportato solo qualche escoriazione, un paio di fratture e un brutto taglio alla testa. Non era cosciente, ma era vivo. Era assai probabile che si sarebbe risvegliato qualche ora dopo: forse senza ricordare niente, ma perlomeno non dentro una tomba. E questa era una gran cosa.
Mentre Marco veniva portato via dai medici, sulla rupe comparve l'uomo con cui aveva parlato qualche ora prima. Guardava il corpo del giovanotto come perplesso. Poi lanciò un'occhiata verso la striscia di terra sottostante, e un piccolo brivido gli attraversò il corpo.
Fu l'ultimo della compagnia ad andarsene.
In quel momento, la valle risplendeva di un rosso cupo, crudele, diabolico, come a testimoniare la sua eterna vittoria sugli uomini.
A voi...
Alla fine, più che di mistero si tratta di un giallo-quiz...![]()
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