scusa se mi permetto...
io spero di non vederti domani all'esame: spero che non ci sarai perché avrai preso la decisione che mi sembra più utile per la tua salute fisica ed il tuo benessere emotivo, ovvero quello di non esporre il tuo morale ad un'inutile frustrazione e il tuo fisico ad un ancor più inutile super lavoro estivo. e guarda, non mi augurerei neppure che tu venissi e lo passassi perché la tua preparazione è migliore di quanto ti sembra o per un colpo di buena suerte: così magari ti risparmieresti un pezzo di lavoro estivo ma ti rinforzeresti nell'idea che ammazzarsi di studio, in maniera evidentemente sproporzionata alla tue risorse, alla lunga paga. e così sotto con un altro massacro per la prossima sessione. tu stessa dici che da dicembre a oggi ti sei esaurita, ma evidentemente, nonostante la tua analisi, non riesci ad uscire da questo circolo vizioso: devi interromperlo in qualche modo, non stiracchiarlo ancora un po' e ancora un po'.
toglimi una curiosità: quando studiavi psicopatologia, ti
piaceva ancora quello che leggevi? ma proprio nel senso che avresti avuto voglia di saperne di più, di leggerne ancora magari da qualche altra parte, di vedere film o parlare con altri di quell'argomento, una "malsana" curiosità di conoscere anche di persona quelli che incarnano i sintomi descritti, cioè i tuoi futuri pazienti (per carità, capisco che essere avidi di leggere ancora e ancora su attendibilità e validità e coefficienti sia di per sé probabile segno di psicopatologia, quindi nulla ti chiedo su TTT)? insomma, mentre studiavi sentivi, almeno qui e là, quello stesso interesse che spero ti abbia portato a psicologia? e almeno in parte ti sei vista coinvolta anche professionalmente, visto che tra un anno potrai diventare professionista, dalle situazioni descritte?
insomma, almeno qui e là eri consapevole che quanto stavi leggendo e imparando era uno
strumento, di cui impadronirsi al meglio per operare al meglio, e non un
fine?
perché i problemi, quelli grossi, iniziano quando gli esami diventano fini a se stessi, come se essere studenti - possibilmente di successo, come definito dalla media voto, numero di crediti annui e voto di laurea - fosse la vostra identità a vita, quando invece tra massimo 4 anni dovrete re-inventarvi da capo vita e identità, e come se superare gli esami fosse un indicatore di qualità personale, quando invece è tutt'al più un indicatore di efficacia di apprendimento. non è importante passare un esame con 30, passarlo con 18 o ripeterlo cocciutamente 9 volte, semplicemente perché tra 4 anni
non conterà nulla per nessuno, tu per prima. il futuro è un po' più ampio di domani a mezzogiorno

quello che è importante è imparare le cose perché le ami, la maggior parte, o perché ti saranno comunque utili (i percentili, ad esempio

) nella tua vita "vera", quella che ti definirà per i prossimi, minimo minimo, 40 anni. ed è difficile, credo, amare le cose di cui ci si ingozza come oche all'ingrasso per arrivare prima - e dove, poi?!
probabilmente mi sbaglio, ma oltre alla stanchezza mi era sembrato di cogliere nel tuo post proprio un senso quasi di nausea o disgusto per tutto ciò che ti tocca fare, come se programmare lo studio fosse il corrispettivo di una condanna a spaccare pietre in una miniera di sale.
insomma, scusa il predicozzo, ma spero proprio di non vederti domani
