Quando mi sono iscritto a questa lista mi aspettavo di incontrare persone che, per la particolare formazione, fossero in grado di darmi la certezza di una totale comprensione della realtà contingente.
Mio malgrado mi trovo invece a dover constatare che la realtà viene percepita allo stesso modo di altri ambienti universitari dove, per cause di realizzazione professionale, la desolazione o ancor peggio la despressione imperversano fino al suicidio.
Non è un caso che l'interesse per gli studi psicologici si rafforzi proprio nei periodi di crisi della struttura sociale e che Psicologia diventi il ricovero di ragazzi provenienti dallo sfacelo famigliare, dolorose storie di incomprensione, esclusione sociale ecc.. necessità di capire quindi per non rimanere “travolti.”
Quando non esiste una vera inclinazione o propensione verso l'esercizio di una professione si finisce poi per cercare una qualsivoglia spiegazione al proprio insuccesso e si desiste presto dall'intento di realizzarsi ,cadendo nel vittimismo.
Il nostro triste Paese sta attraversando un periodo di regressione socioculturale senza precedenti, fermarsi alla constatazione di fatto, senza reagire, significa avvallare la scelta di chi ha voluto ridurre la cultura ad una inopportuna perdita di profitto. Lo psicologo che pensa di integrarsi in un paese straniero deve fare i conti con i grandi problemi dell'”inclimatazione ed acclimatazione culturale”, del pregiudizio “intraspeciale” ed etnico, dei ritmi nictemerali per cambiamenti di latitudine, per problemi di riformazione ecc...
Chi sceglie Psicologia deve convincersi che prima di tutto la scelta gli comporterà una maggiore comprensione della realtà e lo proteggerà dalle cattive interpretazioni che sono la causa della disgregazione sociale (mancanza di solidarietà ecc..). Se sceglie questi studi deve prevedere anche sbocchi lavorativi diversi da quella di psicologo o psicoterapeuta. Ho alcuni amici che “fruttano” la loro conoscenza in campi diversi come nell'insegnamento scolastico, dove la presenza di un docente “psicologo” può contribuire notevolmente a migliorare la qualità della Scuola e quindi della futura Umanità.
La realtà si modifica, o meglio si migliora, lavorando al suo interno, restituendo alla vita principi e valori.
Saluti
Dante
p.s. Nel mese di settembre un ricercatore si è suicidato scatenando l'indignazione negli ambienti universitari e di ricerca.
Allego alle presente un'estratto del dibattito avvenuto all'interno di una list accademica per farvi conoscere le mie posizioni al riguardo.
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Ogg: BRUTTA NOTIZIA SU CUI RIFLETTERE
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"oppure (2) cambiate
mestiere; in entrambi i casi (3) fatelo in fretta!"
Scusate la mia invasività ma dall'alto (??)
della mia vetustà penso di dare un modesto contributo a chi si accinge a fare
una scelta lavorativa. Ho due figli ultratrentenni di cui uno splendidamente
laureato e esasperatamente disoccupato. Entrambi su mio consiglio non hanno
scelto di frequentare il liceo ma di conseguire un diploma nel settore
turistico, l'unico veramente al riparo dall'attuale crisi lavorativa (ovviamente
trattasi di scelta di accomodamento).
Mi ritrovo ora difronte a due realtà opposte. Il figlio che ha lasciato gli
studi e fa il segretario d'albergo è sfinito dal lavoro e potendo scegliere a
suo piacimento, passa da un albergo all'altro e deve rifiutare spesso proposte
di lavoro che il fratello, determinato nei suoi indirizzi universitari, rifiuta.
Risultato? Entrambi sono "fregati", l'uno lavora troppo per potersi dedicare
agli interessi personali, inclusi gli affetti, l'altro lavora intensamente senza
percempire alcuna remunerazione e permane in una cronica situazione di attesa. I
giochi sono ormai fatti: non potranno avere una famiglia!
All'inizio degli anni 90 l'ex ministro D'Amato aveva lanciato l'allarme sui
risvolti della crisi socioeconomica incalzante invitando i giovani a scegliere
le professioni artigianali invece degli studi universitari. Con il senno di poi
chi può dargli torto. Ora ci troviamo con moltissimi italiani laureati
disoccupati e molti "adattabili" (anche laureati) extra e comunitari occupati.
Quando un nostro "affine" si suicida, ci sentiamo tutti responsabili per non
aver fatto nulla per aiutarlo o perlomeno per impedirglielo, è naturale ma è
sbagliato. Nei campi di sterminio non erano molti quelli che sceglievano il
suicidio, perchè l'eziologia dell'atto trova la sua spiegazione causale nella
depressione endogena e non nell situazione contingente che e sempre puramente
scatenante.
Sono stato all'estero, anche se non per lunghi periodi, oltre ai consigli di
Franco molto esaustivi aggiungerei: " se non siete siete dotati di forte
automonia, sia economica che affettiva, non fatelo!" Nelle mie "vene scorre
sangue piemontese, barese ed inglese", ovvero sono un "meticcio", ma il mio
cuore è nella terra che mi ha visto nascere e quì rimarrò fino all'ultimo
respiro. La vita è fatta di corsi e ricorsi e o prima o dopo il sereno tornerà
e nel frattempo avremo vissuto nel nostro amato "bel Paese".
Tutta la mia empatia ai giovani della lista.
Dante







Rispondi citando
. Cmq dalle prime righe sembra che avevi un'aspettativa molto alta verso la categoria degli psicologi, ti apsettavi che "fossero in grado di darti la certezza di una totale comprensione della realtà contingente", beh, la vedo dura... le certezze assolute e totalizzanti sull'universo può offrirle solo la fede, non la scienza, che procede più cautamente, basandosi su dati sperimentali, che vengono continuamente rivisti, senza poter mai pretendere di rivelare la Verità assoluta ed eterna. Quello è compito del Papa! Come suggerisce il prof Carli, attenzione che l'attesa non diventi pretesa... Mentre lo stralcio della lettera che hai trascritto, non mi sembra illuminare più di tanto. Si sa benissimo che in Italia il settore economico più sviluppato è quello dell'agricoltura, dell'artigianato e del turismo, non certo il terziario avanzato, dove si colloca lo psicologo e generalmente la persona con studi superiori alla laurea. Non c'è trippa per gatti laureati, basta aprire un qualsiasi libro base di economia. In più, consultando le ultime statistiche, si noterà come le professioni che si svilupperanno di più nei prossimi 20 anni sono: la badante, il barista, l'operaio generico, il bracciante agricolo. Piaccia o no, questa è la realtà, quindi chi si laurea e si iper-specializza pensando che così facendo otterrà un lavoro migliore, si sa benissimo che è un'illusione, mica è una novità...Le giovani generazioni lo sanno benissimo, sono le gerenazioni precedenti che sono rimaste legate all'equivalenza laurea = lavoro sicuro e ben retribuito. Forse valeva ai loro tempi, fino alla craxiana "Milano da bere", fino a tangentopoli, ma insomma oggi si sa che "prendi la laurea, così troverai un buon lavoro", è una tentazione della strega cattiva, ci cascano solo gli ingenui come biancaneve. L'attesa (di un buon lavoro con la laurea) non può certo diventare pretesa!
