Rieccomi qui a porvi un ulteriore problema in cui mi sono venuta a trovare che non mi sta facendo dormire la notte.
Il mio dubbio è legato ad un problema che sto avendo al nido con un bambino di 18/20 mesi circa.
Questo bambino quando mi è stato presentato dalla madre, nel primo colloquio nel momento dell'iscrizione al nido, è stato descritto come un bambino particolare che aveva l'abitudine di mordere i bambini più piccoli.
L'inserimento al nido è stato molto travagliato, il bambino non era disposto a separarsi dalla madre, reagiva all'allontanamento della mamma con lacrime, calci, schiaffi sia alla madre che gli diceva che stava per allontanarsi per andare a prendere delle cose in macchina, sia a me che ero l'adulto che non gli permetteva di correrle dietro.
Come in tutti gli inserimenti, avevo chiesto alla madre di lasciare una sua borsa sulla poltrona e di lasciar portare all'asilo il gioco preferito o quello che al mattino lui aveva scelto.
IL bambino inserito nei giorni successivi in sezione con gli amichetti, ha continuato a mostrare i suoi comportamenti non adeguati, generando nella madre dei sensi di colpa, molta frustrazione ed anche lacrime.
Nelle 3 settimane di inserimento oltre a creare una relazione con il bimbo, ho parlato molto con lei. La famiglia è benestante, il bambino dopo le 3 ore all'asilo va a casa dei nonni paterni o materni fino a quando la mamma non torna da lavoro, lo prende e vanno insieme a casa.
A volte il bimbo, viene accompagnato all'asilo dal padre che lavora fuori città e che dallo scorso settembre vede un paio di volte a settimana nei we.
Dopo un periodo in cui il bambino non piangeva più quando i genitori andavano via ed in cui non attaccava più nessun bambino, poi ha ripreso.
Osservandolo ho evidenziato due dinamiche che in tempi diversi hanno preceduto l'attacco (maggiormente morsi molti violenti), al principo lui si avvicinava alla vittima prescelta tra le tante e si avvicinava con un sorriso, quando toccava con le labbra la guancia metteva fuori i denti ed addentava in maniera violenta e serrata. Ultimamente invece non ha più la dinamica stile "dracula", ma ha messo in atto degli attacci più violenti, ha addentato lo stesso bimbo due volte al naso e ieri al sopracciglio. Certo il morsicatore preferisce lui, ma ci ha provato con tutti, tranne con uno. L'attacco di questi ultimi tempi sembra più quello di un leone inferocito che azzanna la sua preda, quasi come se volesse staccare il pezzo di carne prescelto, con continui movimenti del suo volto.
Allarmate da questi attacchi le mie colleghe hanno chiamato la mamma del bimbo per un colloquio a 6 occhi urgente (quando sono entarata in sede ho partecipato ad un colloquio con la madre).
Io ero contraria al fatto che la rappresentante legale (educatrice) fosse presente al colloquio, da questo è emerso oltre alla grande sofferenza della donna, dispiaciuta per il bimbo preso di mira ultimamente, una forte frustrazione visto che, nonostante i suoi tanti tentativi di far capire che quelle cose non si fanno, non riesce a trovarvi un rimedio. Durante il colloquio, entrambe, hanno ipotizzato varie alternative, le vacanze di natale, un trasloco fatto nei primi giorni di dicembre, l'assenza del padre ecc ecc ecc. Il colloquio era tra due educatrici (madre e rappresentante legale dell'asilo), io ho ascoltato tra le righe cercando di andare oltre i luoghi comuni che udivo, intervenendo per sottolineare quelli che erano i diversi livelli del contesto-problema.
Una cosa che non è emersa nel colloquio di ieri e che per me è il fulcro del problema.
Il nonno paterno prima delle vacanze natalizie disse alla rappresentante legale dell'asilo che lui e la nuora avevano deciso di far rimanere il bimbo per più tempo all'asilo e quindi di farlo rimanere a pranzo da noi, perchè la madre del bimbo non si fidava del marito, quando andava a prenderlo lui dall'asilo.
Questa frase è stata detta così, in due secondi, il nonno del bimbo ha solo sottolineato che quelle parole non dovevano uscire dalla stanza in cui eranoerano state dette.
Durante il colloquio l'unico cenno fatto dalla mamma, relativo alla parola pranzo è stato nei miei confronti (che ero laterale al colloquio), in cui mi dicva che aveva fatto bene durante l'inserimento a decidere di non far rimanere il bimbo a pranzo, cosa che io invece non condividevo.
Adesso, la mamma chiama per sapere come sta e cosa fa il bimbo, se ha azzannato qualcuno o no. Il padre dall'altra parte dell'Italia, mi chiama per sapere come sta il bimbo, sottolineando che la prossima volta che tornerà, userà degli accorgimenti che avevo proposto per aiutare il bimbo a fargli capire che il papà torna da lavoro e che non sparisce se lui si rilassa un po'. Il papà per evitare che il bimbo iniziasse a piangere quando doveva partire, se ne scappava approfittando che il bimbo era con la mamma in bagno e che quindi non vedeva e sentiva la porta aprirsi e chiudersi.
Ora lo so che mi son molto dilungata, ma i livelli su cui lavorare sono tanti, io nn posso fare dei colloqui per bene, perchè all'asilo mi chiedono di far diminuire i comportamenti aggressivi del bimbo (che nel frattempo è stato allontanato dalla sua sezione ed inserito in una sezione di bimbi più grandi e meno numerosi, visto che sono solo in 8) e di non pensare a quello che succede nella coppia e nella famiglia allargata, perchè va oltre i nostri doveri.
Chiaramente io so che se non comprendo la siuazione non posso agire, ho spiegato a tutti che il bimbo vuole comunicarci qualcosa e che è un nostro limite non comprenderlo, ma la ragione pratica non comprende la mia di ragione.
Chi mi aiuta?







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