Premetto che sono una analizzante freudiana trisettimanale.
Qualche sera fa partecipo ad un incontro organizzato da una società psicoanalitica. Tema: 'La relazione di coppia'. Proiezione di scene cinematografiche in tema, buffet, introduzione e dibattito. Tutti gli psicoanalisti presenti intervengono pacatamente con funzioni, scissioni, simbiosi, esami di realtà, proiezioni, pulsioni, posizioni prima schizoparanoidi poi depressive e vagonate di inconsci.
A un certo punto un astante alza timidamente la mano: "Veramente io amo mia moglie per quella che è".
Gelo in sala.
Panico.
Silenzio.
Gli strizzacervelli imbarazzatissimi si guardano con terrore, gli sguardi vuoti per trovare una buona interpretazione alle parole della cavia che soffre di umanità, per infilare un 'mmh', per un "per oggi ci fermiamo qui", per un "Lei che cosa ne pensa?": niente da fare, è incurabile.
Pazienti e analisti, ora vi chiedo: che rapporto c'è tra la vostra vita analitica e quella reale?
Io mi rispondo subito: voglio vivere solo sul lettino.







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