Ciao a tutti, questo è il primo post sul forum, spero vivamente di non avere sbagliato stanza...
Allora, il problema che vorrei sollevare affonda le sue radici in questioni articolate; premetto che ho già letto credo tutte le discussioni precedenti in tema, ma senza riuscire ad avere risposte "definitive" alla questione... così, invece di esordire con uno sproloquio di considerazioni, mi permetto di porvi... uno sproloquio di problema!
Ipotizziamo di avere questo soggetto A, laureato a pieni voti in psicologia clinica area neuropsicologica. Nel suo percorso di studi ha selezionato rigorosamente solo esami specificissimi del settore neuroscienze/neuropsicologia, insomma "ci crede". Ha svolto i suoi tirocini in ambito ospedaliero, diciamo presso UVA.
Passa l'esame di stato, è formalmente uno psicologo. Decide anche di perfezionarsi con un master o analogo corso di formazione in neuropsicologia clinica.
Ora, IN REALTÀ - quindi trascurando "il possibile su carta" propagandato dalla disinformatia universitaria - come farà il suddetto soggetto A a PROCACCIARSI LA PAGNOTTA PER L'AUTOSUSSISTENZA?
Il dato è che per tutta una serie di variabili (età, esigenze di vita) non può permettersi di frequentare una scuola di specializzazione in neuropsicologia o anche in psicoterapia.
-Negli Enti Pubblici l'assunzione è nella migliore delle ipotesi chimerica: inflazione spietata e richiesta pressochè unanime dell'abilitazione come psicoterapeuta.
-Aprirsi una partita iva... e poi?? Il lavoro del neuropsy, per le sue peculiari caratteristiche, non funziona col "personal marketing": il suo potenziale pz va in ospedale o presso qualche centro apposito, dove nella totalità dei casi - diciamo di parlare della regione Lombardia, col suo gran potenziale -, si "tende" (eufemisticamente!) ad usare personale in formazione non stipendiato oppure altre figure meno costose dalle professioni sanitarie. Le altre realtà - RSA, CDI by coop - sono già più che sature.
-Non può associarsi con altri nelle sue stesse condizioni (ovvero senza scuola di specializzazione) e, ad esempio, aprire un centro proprio di diagnosi e magari riabilitazione. Formare una srl o una coop? Nella neuropsicologia - poniamo area demenze -, ha senso? A quanto ho capito ci vorrebbe comunque una figura di riferimento quale uno psicoterapeuta (che ha poco a che vedere con le demenze) o un neurologo in proprio... che abbia bisogno di noi. E col quale definire una qualche forma di collaborazione. Cioè quale?
-L'opzione "faccio il volontario nella speranza che qualcuno un giorno si commuova e mi assuma" non è accettabile per questioni contingenti ad età ed esigenze di vita.
Insomma che dite, il nostro aspirante neuropsicologo ha proprio sbagliato strada o no? Idee, suggerimenti, confutazioni, possibilità ed esperienze sono ben accette...
Ragazzi non so, ma a me sembra un settore per pochi eletti e VERAMENTE basato sullo sfruttamento del lavoro gratuito. Esperienza mia e della gente che ho conosciuto.
Confutatemi vi prego!
E scusate per la lungaggine...







Rispondi citando
O era per Serena?!) Che dire, ho già avuto modo di leggere le varie disgraziate testimonianze del forum... compresa la soluzione "fuga estero", peraltro molto di moda - come ipotesi - di questi tempi...ehm. Speravo in qualche aneddoto confortante ma a quanto vedo il campione del forum non fornisce dati troppo dissimili dalla realtà già conosciuta. Allegria!