Buongiorno a tutti, vorrei una informazione, vista l'enorme mole di discussioni su questo forum in merito alla disoccupazione dei laureati in psicologia.
E' vero che questa laurea, anche dopo la specializzazione in psicoterapia, sostanzialmente non consente di lavorare nell'ambito suo proprio, ma condanna a fare i commessi, gli operatori di call center, ecc?? Ed è vero che, anche in ambiti estranei, con la laurea in psicologia si fatica comunque a trovare lavoro?
E poi, siete soddisfatti della vostra scelta, o tornando indietro cambiereste? Quali sono le vostre esperienze dirette?
Grazie a tutti e buona giornata.







Rispondi citando
. A 19 anni quando ci si iscrive, non ci si vuole credere, si nega la verità pensando "sono gli altri che non trovano lavoro, io sono migliore e lo troverò", "solo pochi, cioè i migliori, trovano lavoro, e io sarò uno di quelli", ma ovviamente sono tutte balle post-adolescenziali. La mancanza di lavoro è confermata anche da tutte le statistiche, l'ultima di Almalaurea del 2010, che descrive il neopsicologo come disoccupato, al massimo precario e sottopagato, ma con una grande fame di formazione, desideroso di fare corsi anche costosissimi, lunghi e privi di sbocchi automatici, come i corsi di psicoterapia, praticamente una vera e propria "febbre" da master, corsi e company. Una situazione davvero tragica e paradossale. Ok che molte statistiche sono fatte un po' alla carlona, ma tutte concordano su questo profilo e in effetti anche dal forum un po' viene confermato. In più ci sono ulteriori ricerche, anche fatte dal prof Carli, non so se lo conosci, ma ti assicuro che non è affatto un pinco pallo qualunque che passava di là per caso, proprio tutt'altro...beh dalla sua indagine sulle aspettative lavorative di studenti, laureati in psicologia e specializzandi, emerge che tutti si vedono proiettati come psicologi dipendenti, assunti a tempo indeterminato, in particolare nel settore pubblico, tipo asl e ospedali, con mansioni cliniche. E' chiaro che poi, una volta finito il percorso, quando si scopre che il lavoro è poco e quel poco è tutto l'opposto, cioè come liberi professionisti, in ambito non clinico, beh la situazione è così opposta rispetto a quella immaginata che si rischia proprio l'infarto...e forse si spiega anche la febbre da corsi, magari è un tentativo disperato di evitare il crollo di quella illusione, di illudersi di aumentare le possibilità di lavorare (come dipendenti, tipo fare concorsi e amenità varie), quando non è affatto così purtroppo. O parti nella giusta prospettiva (non sarai assunto da nessuno, neanche se sei il più bravo e titolato e qualificato del mondo, e dovrai sbatterti a vita tra consulenzine e progettini in un contesto ipersaturo dove sopravviverai a fatica facendo enormi sforzi per promuoverti senza sicurezza che saranno ricompensati, dove oggi a pranzo forse mangi qualcosa, a cena non si sa, perché nessuno te lo garantisce) oppure...ciccia.