sopravvivo da anni nel terrore (ansia generalizzata) che mi provoca angoscia e rabbia, mi è stato diagnosticato un disturbo di personalità NAS.
Dal punto di vista psicologico, quello che mi separa dalla guarigione è l'abitudine, l'attaccamento alla patologia che altro non è che un modo di essere attuato per adeguarsi ad un passato di tensione, mancanza di punti di riferimento e rinforzi positivi.
In sintesi la mia patologia è un modo di essere reattivo alle mie esperienze passate, al mio trascorso di vita.
Razionalmente in anni di psicoterapia (analitica e cognitivo-comportamentale) ho realizzato che le ragioni della paura, dell'allarme e della conseguente tristezza e rabbia, sono ormai lontane nel tempo e nello spazio e anche che sono state interpretate in modo "pesante" da me, ma la mia emotività non ne vuol sapere di cambiare... a questo punto, spero, che solo il futuro convinca il mio inconscio che non ci sono pericoli reali e che riuscirò a svestirmi da questo stato d'animo, svincolandolo dal passato e legandolo agli eventi reali del presente.
La mia psichiatra e la mia psicoterapeuta sostengono che il passo da fare è il distacco dalla patologia alla quale sono attaccato, la psicoterapeuta aggiunge che se mi amassi, tutto si risolverebbe automaticamente (se mi amassi e mi stimassi, la smetterei di sentirmi debole e vulnerabile e di conseguenza sparirebbe l'ansia e la sensazione di solitudine, se mi amassi sceglierei di guarire, perchè una vita sana è migliore di una patologica)
Certo che però non è facile cambiare neanche quando sai che è meglio, molto meglio, sono cosi vittima della mia emotività??







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