Secondo l'approccio Rogersiano l'individuo è una totalità tra mente e corpo che tende a sviluppare autonomamente le proprie potenzialità e ad auto determinarsi. Tutti gli stati d'animo e le emozioni che prova concorrono a determinare la sua esperienza che viene prima percepita, poi parte di essa diviene consapevole e da ciò ne deriva il concetto di sé che ha la persona, come cioè si auto-percepisce. Normalmente l'uomo, che tende ad essere coerente con l'immagine di sé, mantiene le proprie consapevolezze in modo da non turbare il proprio "equilibrio", equilibrio che si "spezza" nel momento in cui vi sono delle contraddizioni nelle nozioni che possiede e ciò crea tensione ed ansia.
A questo punto delle due nozioni ne scarta una, quella che più si allontana dalle proprie consapevolezze a favore di quella che ne da invece conferma. Perché avvenga questa "congruenza" è necessario che non vi siano impedimenti tra l'esperienza vissuta ed il concetto di sé.
Ma come si forma il concetto di sé?
Durante lo sviluppo della persona nella fase infantile, proprio perché essa è spinta in maniera naturale ad auto-realizzarsi ed a sviluppare le proprie potenzialità, sorge la necessità di sentirsi apprezzata, capita, protetta ed amata, soprattutto dalle persone cardine che la circondano (le persone criterio), come ad esempio genitori ed insegnanti. Se questo avviene senza condizioni, il bambino svilupperà un buon concetto si sé.
Al contrario, se questo non avviene, ad esempio nel caso in cui siano frequenti atteggiamenti del tipo "sei bravo solo se..." o "sei cattivo se fai così", "se vuoi che ti voglia bene non devi essere così", il bambino non svilupperà un buon concetto di sé in quanto vivrà un'incongruenza tra la sua esperienza, il suo sentire ed il suo bisogno di considerazione positiva. Da adulto il suo concetto di sé andrà a sottostare in maniera rigida al bisogno di considerazione positiva e ciò gli creerà problemi nell'avere la giusta consapevolezza rispetto alla propria esperienza.
In questo caso sorgeranno meccanismi di difesa per non creare disorganizzazione nel concetto che la persona ha di se stessa e verrà "corrotto" il processo "esperienza-consapevolezza" (o simbolizzazione).
Ad esempio una persona molto triste non percepirà la sua tristezza oppure si "racconterà" che è leggermente giù di tono (distorsione della consapevolezza).
Ciò creerà una disarmonia nel lato emotivo-cognitivo della persona che la può portare nel primo caso (in cui proprio non percepisce il suo vero stato d'animo) ad esempio a somatizzare il problema. In ogni caso, non essendo consapevole della propria esperienza gli è lesa la libertà di effettuare le proprie scelte e di crescere in maniera positiva.