Beh perché altrimenti che vita è, mi verrebbe da rispondere

Ok: ci sono persone che nascono già con i soldi ed un futuro radioso. Alcuni se li godono, altri finiscono morti nella vasca da bagno perché si annoiano

Eppure quante volte senti, e hai pensato anche tu come me, "ma come? ha tutto dalla vita?" Dai la stessa situazione in mano a due persone e potrà capitare che la storia prenda due direzioni diverse.
Dopotutto quello di cui parli tu (sforzi, rischi, la non certezza del risultato finale) è il rischio imprenditoriale: la favola del self-made man, per l'appunto
Bada bene: non sto dicendo che il destino che abbiamo (e per destino intendo il senso, il "fiume" come lo chiami tu, verso cui la nostra vita andrebbe senza fare attivamente niente) sia sempre sbagliato a priori. Può anche darsi che il destino che ti trovi vada benissimo, anzi sia una gran botta di fortuna

Magari anche quello che fa le rapine è contentissimo di farle: è il suo destino e ci sguazza dentro di gusto, chi lo può sapere?
Io parlo dell'importanza dell'azione quando il destino che abbiamo non ci piace. Tu dici, in apertura di thread:
Se lo vive come un fallimento, si.
Di base a tutti piacerebbe essere ricchi e felici e, a mio avviso, è alla base dell'insoddisfazione che attanaglia la società di oggi. Se non sei bello, magro, ricco, innamorato e ovviamente ricambiato, possibilmente invidiato allora non sei felice. E' una tale fatica stare appresso a tutte queste cose, una cosa così inutile e dannosa, che c'è gente che passa tutta la vita rincorrendo le boiate senza godersi un secondo di quello che ha. Per poi dare la colpa ad altro (il destino? il prossimo? Dio?) e mai a sè stesso.
No, non c'è certezza che il risultato finale sarà raggiunto. Nemmeno che tu sia il famoso "self-made man". Ma ti dico: tutti quelli che nella vita sono riusciti a fare quello che volevano (o così ci raccontano) in comune c'avevano che hanno provato

Quindi posso dire: si, il gioco vale la candela anche se perdi. Anche solo per poter dire "Almeno c'ho provato e non sono stato trascinato dal fiume senza provare a nuotare controcorrente!" Bisogna provarci, nella vita. Certo: con un minimo di intelligenza e pianificazione. Ma bisogna farlo.
Steve Jobs, nel suo discorso di Stanford che adoro, diceva che bisogna svegliarsi la mattina pensando che si dovrà morire: il fatto di sapere che prima o poi moriremo è una grande spinta per capire che non c'è niente, nulla, assolutamente nulla, che possa frenare quello che vogliamo fare. Quando ho deciso di prendere e andare a vivere all'estero, un sacco di gente mi ha detto "uau che passo enorme." Il vero passo enorme è stato capire che non perdevo niente: che prima o poi perderò comunque tutto e allora, e che diavolo, almeno me la godo!

Magari tra due anni vivrò sotto i ponti di Montréal ma, amen!
