'Ma se il soggetto commette più errori con le parole socialmente tabù è evidente che prima ha dovuto identificarle come tali e poi convincersi di non essere in grado di leggerle. In tal modo si risparmia l’ imbarazzo di doverle leggere a voce alta allo sperimentatore.”
Paul Waltzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Pragmatica della Comunicazione Umana,Astrolabio, Roma 1971, p.69'.
Ampliando il concetto.
Posso continuare ad orientarmi verso la non soluzione del mio problema poichè per qualche motivo mi conviene.
Sembra esserci un fine ultimo, apprendere a sfidare il limite.
Quale limite?. Come accorgersi che la direzione seguita è quella producente e non fa parte di una sfida alla sfida. Potrebbe essere un ricadere in un circolo vizioso, sfidare i mulini a vento.
O, mi permetto di definire, la 'sindrome patton'. Il generale americano che andò in crisi perchè era finita la guerra ed assolutamente doveva trovare una nuova battaglia..e ancora..e ancora..
Rubens
![]()







Rispondi citando
ietro Barbetta, Michele Capararo, Telmo PievaniSotto il velo della normalitàPer una teoria alternativa dei sistemi di cura della mente