In tarda serata, ieri sera su raitre, ho seguito una di quelle interviste condotte in carcere a criminali particolarmente violenti. Il soggetto in questione raccontava la sua passione smodata per donne di non oltre 33 Kg, in pratica anoressiche. Mostrava una evidente competenza in materia dettata forse da una lunga esperienza relazionale con tali soggetti. Lucidamente spiegava che, essendo l'anoressia una patologia, lui stesso non era mai riuscito ad intrattenere una relazione di oltre 15 gg con una anoressica, poichè quest'ultima, dopo un esiguo numero di rapporti sessuali, tendeva a fuggire dalla relazione. Alla luce di tale impossibilità, ed avvertendo al contrario l'esigenza di una relazione stabile, aveva pensato bene di cominciare delle relazioni con donne estremamente magre (40 Kg c.a) e di ridurre nel tempo, costringendole a diete drastiche, il loro peso al suo ideale. Era stato sposato ad una di esse e raccontava che nel periodo della gravidanza, a seguito della naturale acquisizione di peso, reputava addirittura intollerabile ogni contatto con la moglie e provava per lei una repulsione indicibile al punto di avvertire l'esigenza di trovare delle sostitute che corrispondessero ai suoi canoni. A seguito di inserzioni sui giornali, è riuscito ad avere una quindicina di incontri e a rendere sua succube una di quelle povere disgraziate. Dopo aver portato Monica a 33 Kg costringendola ad un digiuno pressochè totale (la portava persino al ristorante dove lui ordinava pasti regolari e succulenti mentre costringeva lei a bere solo un thè), per evitare il di lei abbandono è arrivato ad ucciderla. Raccontava lui stesso episodi di violenza spaventosa finalizzati ad impedire alla ragazza di toccare cibo o di svincolarsi da quella situazione. Quando lei mangiava più del dovuto, dopo averla schiaffeggiata si lasciava autorizzare dalla malcapitata a infliggerle pugni all'addome che le consentissero di vomitare il cibo.
Affermava di non essere pentito, che dentro ciascuno di noi alberga un criminale, che se fosse libero di farlo, lo rifarebbe sicuramente, di essere schiavo della sua ossessione e di assolversi con formula piena.![]()







) se ne sono e se ne sentiranno sempre. Uno dei particolari che mi ha lasciata interdetta, forse solo a causa della mia inesperienza in ambito criminale, riguarda la lucidità con la quale il soggetto in questione parlava della sua passione che lui stesso riconosceva come patologica. Lui ammetteva che le sue modalità erano esagerate e fuori dalla norma ma era al tempo stesso consapevole di non riuscire nè a sopprimerle nè, quantomeno, ad attenuarle. Ne parlava come di qualcosa di ingovernabile che quasi non dipendeva dalla sua stessa lucida volontà
ban

