se qulacuno di voi vuol contribuire con idee o informazioni a riguardo... io mi sto documentando e non vorrei che questo mio progetto rimanesse solo un sogno ...Vorrei sperimentare una sorta di terapia "all' aperto"..Questa idea nasce da un esperienza personale che mi vede come operatrice presso un Consultorio Adolescenti dove i ragazzi sono, per l' ennesima volta nella loro vita, davanti ad una rigida e purtroppo troppo distaccata, istituzione.
Lavorare con adolescenti ribelli e problematici non è assolutamente facile, così come non è assolutamente facile porsi nei loro confronti come la figura "salvifica" che risolverà loro i problemi.
L’adolescenza è il tempo in movimento dove la nostalgia è paradossalmente tesa in avanti e dove il passato ingabbia il presente in futuri impossibili. “Chi non vede e non elabora il proprio passato, non può immaginare un futuro possibile”.
È l’ adolescenza il cambiamento, la trasformazione, la conflittualità per eccellenza. La causa del disagio di preadolescenti e adolescenti sta nella perdita della capacità di potersi immaginare registi dei propri sogni, là dove le relazioni con gli adulti significativi non sono in grado di sostenere la “positività” del conflitto tra tensione a crescere e quella di stare in una tana rassicurante.
Culturalmente il termine “conflitto” suona spesso come qualcosa di pericoloso, negativo da appaiare o negare appena possibile, una condizione che induce più una “sindrome da utopia” che una condizione di benessere. Invece lo star bene è il saper accettare la conflittualità della vita, l’ alternanza di vittorie e sconfitte: un’ altalena che da sola risolve il cronicizzarsi delle situazioni.
La nostalgia creativa di futuro sarà patrimonio dei giovani quando i grandi sentiranno che per amare la propria vita occorre prima innamorarsi della vita degli altri.
E’ su queste riflessioni che pretendo di voler capire il vero significato di Ascolto, inteso come saper interrogare a proposito, non inseguendo il dovere della diagnosi, ma sottomessi al bisogno di capire che domina l’ altro, di trasformare in parole qualcosa che non abita vicino al simbolo, ma al corpo muto.Volendo mettere in pratica questi presupposti teorici mi trovo a sostenere che se
durante la terapia sei un adulto (quindi diverso da loro), sei un dottore (quindi li fai sentire malati), sei uno psicologo (quindi li fai sentire anormali, diversi), sei seduto in uno studio (quindi li fai sentire in gabbia) allora
il portare avanti una terapia all'aperto potrebbe dare la possibilità al ragazzo di non sentirsi "rinchiuso e senza scampo" , ma di mettersi in equilibrio con l' ambiente riuscendo a segnare i propri spazi e non quelli imposti. Quello che vorrei fare potrebbe essere un buon compromesso tra la Pet therapy e l’ Horticulture therapy o Farm therapy, purtroppo i termini si rifanno solo alla letteratura inglese, quindi mi torna difficile poter definire con un nome che lo contraddistingua il mio progetto.
Per quanto riguarda le terapie sopra citate ci sono già presupposti scientifici a sostenerle, cosa che mi da la possibilità di credere vivamente nell’interazione tra di esse.
La ‘Pet Therapy’ nasce nel 1953 in America, ad opera dello psichiatra Boris Levinson. Mentre lavorava con un bambino autistico, si rese conto che il suo cane gli offriva la possibilità di proiettare le proprie sensazioni interiori, costituiva un’occasione di scambio affettivo, di gioco e rendeva più piacevole le sedute. Nel 1961 coniò il termine ‘Pet Therapy’, oggi sostituito in italiano, più propriamente, da Terapie Assistite dall’Animale (TAA). L’espressione Pet Therapy, infatti, viene utilizzata per indicare i programmi di addestramento del comportamento animale. La Terapia Assistita dall’Animale (TAA) è “un intervento che ha obiettivi specifici predefiniti, in cui un animale, che risponde a determinati requisiti, è parte integrante del trattamento. La TAA è diretta da un professionista con esperienza specifica nel campo, nell’ambito dell’esercizio della propria professione”. Ad essa si affiancano le Attività Assistite dall’Animale (AAA), “interventi di tipo educativo, ricreativo e/o terapeutico, che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. Gli interventi di AAA possono essere erogati in ambienti di vario tipo, da professionisti opportunamente formati, para-professionisti e/o volontari, con animali che rispondono a determinati requisiti”.
I meccanismi d’azione fondamentali di questo tipo di inetrevento sono:
-il rapporto uomo-animale, affettivo ed emozionale, in grado di arrecare non solo benefici emotivi e psicologici, ma anche fisici, quali l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del battito cardiaco;
-la comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice, cadenzata, con ripetizioni frequenti, tono crescente e interrogativo, che produce un effetto rassicurante, sia in chi parla, sia in chi ascolta.
-la stimolazione mentale: che si verifica grazie alla comunicazione con l’altro, alla rievocazione di ricordi, all’intrattenimento, al gioco, che riducono il senso di alienazione e isolamento;
il tatto: il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un confine psicologico, della propria identità, del proprio Sé e della propria esistenza;
-l’elemento ludico, cioè il gioco e il divertimento, che portano benefici psicosomatici. Le persone, tramite esso, possono liberare le loro energie e ricavare sensazioni di benessere e di calma;
-la facilitazione sociale: la presenza di un animale, spesso, costituisce un’occasione di interazione con altre persone;
-la responsabilità: proporzionale alla propria età e alle proprie possibilità;
l’attaccamento: il legame che si viene a creare tra uomo e animale può, almeno in parte, compensare -la mancanza eventuale di quello interumano, e, comunque, favorire lo sviluppo di legami di attaccamento basati sulla fiducia, che potranno, in seguito, essere anche trasferiti ad altri individui;
-l’empatia: la capacità di identificarsi con l’animale, nel tempo, viene trasferita anche alle relazioni con gli altri esseri umani;
-l’antropomorfismo: l’attribuzione di alcune caratteristiche umane all’animale, può rappresentare un valido meccanismo per superare un eventuale egocentrismo e focalizzare la propria attenzione sul mondo esterno;
-il senso di comunione con la natura.
L’Horticulture therapy (cura del giardinaggio) invece è stata ideata dallo psichiatra inglese Benjamin Rush e sembrerebbe dare ottimi risultati soprattutto nelle persone con disturbi psicologici o difficoltà motorie. In Italia è praticata dal 1995.
Il terapista insegna alla persona a prendersi cura di un altro essere vivente e a poterne ricevere soddisfazione. In questo modo, attraverso progetti di lavoro personalizzati, è possibile raggiungere il recupero delle capacità affettive e di vedere concretamente il frutto del proprio lavoro.
La cura del giardinaggio può essere proposta in scuole, all'interno degli ospedali o delle case di riposo. In Italia è praticata presso la Horticultural Therapy Italia, di Castellamonte (TO).
Pertanto, riuscire a trovare un buon equilibrio tra queste terapie potrebbe rendere più efficace il colloquio col paziente.se conoscete gia centri che operano in questo modo fatemi sapere, non sto trovando facile il reperire documentazione...grazie mille!
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