Brian Baring, un ventiseienne dell'isola di Papua Nuova Guinea, è in giro per l'Europa per denunciare la distruzione del 60% delle foreste nel suo Paese.
Nel suo tour europeo Brian ricorda la sua infanzia, quando le foreste erano fitte e piene animali tra i quali uccelli, piccoli canguri e opossum . Habitat naturali ricchissimi di vita che ospitano 17.000 specie di piante, 233 mammiferi, 650 tipi di uccelli e 275 specie di rettili e si estendono tra il Sud-est Asiatico, l'Indonesia, la Papua Nuova Guinea e le Isole del Pacifico.
Il giovane racconta di come l'esistenza e la cultura della sua gente dipendono dalla conservazione di quell'ambiente, dove vive tuttora l'85% della popolazione indigena, e da cui traggono le risorse per vivere, le medicine e la storia dei loro antenati.
Secondo un rapporto reso noto da Greenpeace è la Cina il maggior artefice di cotanta distruzione.
Negli ultimi 10 anni il consumo cinese di prodotti forestali e' cresciuto del 70 per cento, un terzo del quale viene esportato in Europa, Stati Uniti e Giappone, i quali consumano piu' legname di qualsiasi altro paese.
"L'Italia e' l' ultimo anello di una catena di distruzione che parte dalle compagnie malesi, responsabili del taglio illegale di alberi, passa per la Cina, che acquista l'84% del legname, fino ad arrivare in Europa, con il prodotto finito, prevalentemente a base di compensato" spiega Sue Connor di Greenpeace che accompagna Brian in giro per il vecchio continente.
Ma una domanda sorge spontanea: cosa succederebbe se i cinesi raggiungessero un consumo procapite pari a quello degli Stati Uniti?
La risposta, purtroppo, è assai inquietante, in quanto li porterebbe a consumare qualcosa come 1,6 miliardi di metri cubi di legna, pari cioè all'attuale prelievo mondiale.
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