ragazzi, vi allego la lettera che l'Ordine della Toscana ha inviato aiu vari "potenti" in seguito al corso di psicologia attivato nella facoltà di medicina di Pisa.. facciamoci sentire..
Cari colleghi sarete a conoscenza dell’apertura di un corso di laurea in Scienze Tecniche di Psicologia della Salute presso la Facoltà di Medicina di Pisa.
Questo Ordine si è sentito in dovere di prendere una posizione verso questa grave iniziativa vi alleghiamo la lettera inviata alle massime autorità su tale problema.
Cordiali saluti
La Presidente
Sandra Vannoni
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Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On.Romano Prodi
Al Ministro dell’Istruzione
On.Giuseppe Fioroni
Al Ministro dell’ Università e Ricerca
On.Fabio Mussi
Al Presidente del CUN
Prof. Luigi .Labruna
Al Presidente della Regione Toscana
Claudio Martini
All’ Assessore al Diritto alla Salute Regione Toscana
Dr. Enrico Rossi
Al Presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
Dr. Luigi Palma
Al Presidente Collegio Clinici Italiani
Prof. Alessandro Salvini
Al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Siena
Prof. Silvano Focardi
Al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Pisa
Prof. Marco Pasquali
Al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Firenze
Prof. Augusto Marinelli
Al Preside della Facoltà di Psicologia
dell’Università degli Studi di Firenze
Prof. Saulo Sirigatti
Al Preside Facoltà Medicina e Chirurgia
dell’Università degli Studi di Firenze
Prof. Gian Franco Gensini
Al Preside Facoltà Medicina e Chirurgia
dell’Università degli Studi di Pisa
Prof. Luigi Murri
Al Preside Facoltà Medicina e Chirurgia
dell’Università degli Studi di Siena
Prof.Alberto Auteri
L’Ordine degli Psicologi della Toscana, vista l’istituzione del corso di Laurea triennale in “Scienze e Tecniche di Psicologia della Salute” presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pisa, ritiene opportuno esprimere alcune considerazioni e forti perplessità.
La prima considerazione riguarda la situazione del mercato occupazionale che non giustifica in alcun modo l’istituzione di un nuovo corso di laurea in Psicologia.
La maggior parte degli psicologi, che ad oggi si laureano, non trova sbocchi professionali adeguati sia rispetto alle competenze acquisite sia per quanto riguarda un reddito dignitoso. Questa situazione nazionale trova aderente
riscontro anche nella realtà toscana: già da alcuni anni i laureati
quinquennali che escono dalla Facoltà di Psicologia di Firenze dichiarano la loro estrema difficoltà a trovare un impiego. Non devono trarre in inganno i dati che vengono diffusi dalle Agenzie preposte in base ai quali risulta che i laureati in Psicologia trovano occupazione in massima parte entro i tre anni
dalla laurea. Tali risultati, infatti, non riportano mai il tipo di occupazione in cui queste persone sono utilizzate e che spesso risulta essere non attinente con il percorso di studi effettuato: essere occupato come cameriere ha la stessa valenza statistica dell’essere occupato come psicologo! Non si capisce quindi, a fronte di questa realtà oltremodo conosciuta, quale possa essere il motivo che ha determinato l’apertura di un nuovo corso di laurea
(triennale) a meno di 80 chilometri di distanza dal luogo dove ha già sede una Facoltà di Psicologia.
Non vorremmo pensare che le ragioni a supporto della scelta fatta
dall’Università degli Studi di Pisa siano quelle di aumentare la sacca dei disoccupati, né tanto meno che l’unica motivazione vada ricercata nel bisogno di incrementare il numero delle cattedre e degli universitari occupati.
Una seconda riflessione attiene all’idea che, laddove si volessero aprire nuovi corsi di laurea in psicologia, andrebbe quantomeno riscontrata un’identificabile tradizione di ricerca e cultura psicologica. In assenza di ciò non avremo garanzia della presenza di risorse idonee a legittimare la trasmissione corretta
dei contenuti propri della disciplina psicologica.
Un’ulteriore perplessità, forte, riguarda il piano di studi previsto per il suddetto corso di laurea che qui riportiamo:
Primo anno (60 CFU) : Metodologia della ricerca delle scienze psicologiche; Fondamenti di biologia, morfologia e fisiologia; Fondamenti molecolari metabolici e genetici dei processi psichici; Scienze antropologiche ed epistemologiche; Psicologia dei processi cognitivi; Scienze di base del comportamento; Inglese scientifico.
Secondo anno (60 CFU): Metodologie avanzate di scienze psicologiche; Psicologia sociale del lavoro e delle organizzazioni; Psicologia del ciclo di vita; Teoria e tecnica dei test; Psicologia delle organizzazioni; Psicologia delle emozioni.
Terzo anno (60 CFU) : Psicopatologia generale e clinica; Scienze e tecniche di valutazione neuropsicologica; Psicofisiologia del ciclo sonno veglia e dei suoi disturbi; Elementi generali di medicina e neurologia clinica; Programmazione e valutazione dei trattamenti psicoterapici; Scienze etico-deontologiche e psicologia forense.
Già da una prima lettura è facile evincere, anche per i meno esperti, come questo piano di studi si caratterizzi per una formazione orientata a fornire brevi cenni sull’Universo” nonché per una sostanziale confusione che rende di fatto non riconoscibile la formazione e la specificità professionale di un
Dottore in Tecniche Psicologiche, così come previsto dalla legge 170/03. Il percorso formativo, inoltre, brilla per la mancanza di numerosi insegnamenti di base fondamentali per Psicologia (ad esempio Psicologia Generale, Psicologia Clinica; Psicologia della Personalità; …); ciò pone gli eventuali laureati che
volessero accedere alla successiva laurea specialistica in una condizione fortemente penalizzata rispetto al sapere psicologico.
Emerge, infatti, uno sbilanciamento generale verso discipline appartenenti all’area medica e biologica, che poco o niente hanno a che vedere con la specifica formazione di uno psicologo.
A sostegno di quanto appena affermato possiamo sottolineare come i corsi di laurea triennale, attivati presso le Facoltà di Psicologia, abbiano una impostazione psicologica ben riconoscibile. Questo è vero anche per quei corsi
triennali più ad orientamento psicobiologico (si veda ad esempio il piano di studi del corso di laurea triennale in Scienze e Tecniche Neuropsicologiche attivato dalla Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino o quello del corso di laurea triennale in Riabilitazione Neurocognitiva dell’Università degli Studi di Padova).
Quanto fin qui esposto potrebbe già essere sufficiente.
Volendo però addentrarsi in un’analisi più specifica, possiamo evidenziare che un corso di Scienze e Tecniche di Psicologia della Salute dovrebbe quantomeno occuparsi di fornire in maniera puntuale e precisa la capacità di muoversi all’interno del costrutto “Salute” così da attivare prassi operative ad esso
coerenti. Dall’assetto generale del corso e dalle materie in esso inserite (come ad esempio Fondamenti molecolari, metabolici e genetici dei processi psichici, Elementi generali di medicina e neurologia clinica, Psicopatologia generale e clinica ecc.) si evince, invece, un’attenzione maggiore al concetto di Sanità
anziché al costrutto di Salute. Questa non è una questione di scarsa rilevanza, poiché ciò che legittima l’operato dello psicologo sta proprio nella definizione idiografica del costrutto “salute” e non nella definizione nomotetica propria del concetto di sanità.
Sconcerta, altresì, la presenza di una materia denominata “Programmazione e
valutazione dei trattamenti psicoterapici”, poiché l’attività di psicoterapia richiede una preparazione ben più articolata di un semplice esame universitario.
Viene da chiedersi come sia possibile per un triennalista acquisire, con un solo corso, una competenza tale da programmare e valutare un percorso psicoterapico
il cui esercizio come stabilito dagli art.3 ed ex 35 della 56/89 richiede una laurea magistrale e una successiva specializzazione post lauream di almeno quattro anni. Lo stesso si può dire per la prospettata “acquisizione di competenze operative e applicative, ivi comprese quelle di psicodiagnostica e di consulenza psicologica per le quali, come indicato sempre dalla L 56/89, è
prevista una laurea magistrale in psicologia e successiva abilitazione alla professione.
Se il piano di studi non appare in linea con quanto necessario alla formazione di base del Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche, è ancor più palese la sua inadeguatezza per la formazione di un Dottore in Scienze e Tecniche di Psicologia della Salute. Nonostante il corso di laurea si proponga:
“l’acquisizione di conoscenze sistematiche ed aggiornate […] per la comprensione della dimensione culturale e deontologica degli interventi per la promozione, il mantenimento e il recupero della condizione di salute e benessere all’interno di istituzioni pubbliche e private per gli individui di tutte le fasi dell’arco di
vita” , spicca la mancanza di un solo corso in cui si affrontino le questioni fondanti il costrutto “salute”.
In ultimo, ci gratifica l’interesse che da alcuni anni la categoria medica riserva alla nostra disciplina e il riconoscimento del bisogno di psicologia all’interno del suo campo di azione. Ci gratificherebbe ancor di più la possibilità di intercettare questo bisogno di psicologia lasciando ai professionisti della materia il compito di formare le figure professionali più
idonee a rispondere alle varie esigenze.
Riteniamo che un dialogo costante e aperto, nella chiarezza dei propri ambiti di competenza e nel
rispetto degli specifici confini professionali, sia la strategia migliore per creare una sinergia in grado di far coincidere il bisogno di nuove professionalità con la formazione necessaria. Non è certo creando figure ibride
e poco qualificate che la psicologia potrà fornire le risposte di cui l’ambiente sanitario rileva il bisogno.
Si auspica che questa possa rappresentare un’occasione di confronto e definizione dei ruoli e delle specifiche competenze professionali.
Ordine Psicologi della Toscana
La Presidente
Dr.ssa Sandra Vannoni







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grazie per la bella notizia!!!!!!!!!