Ciao a tutti, vorrei condividere un'esperienza abbastanza frustrante con voi al fine di A) diffondere il passaparola negativo e B) allertarvi su queste potenziali truffe. E' una storia un pò lunga ma vale la pena leggerla così che ci si renda un pò più conto di quanto sia incontrollata la situazione del mercato del lavoro qui a Milano.
Tempo fa, dalle mie tante mail di autocandidatura per trovare un lavoro, ho ricevuto risposta. La FONDAZIONE EXODUS rispose dicendo che al momento non erano aperte ricerche per psicologi in atto ma che, se avessi voluto, avrebbero avuto piacere a farmi conoscere la fondazione. Io ho pensato che non fa mai male farsi conoscere e conoscere realtà nuove, così confermo la mia presenza per il "giro conoscitivo".
All'arrivo trovo altre 5 colleghe psicologhe (tutte non alla prima esperienza come me) e una pedagogista. Avevamo chiesto tutte di lavorare alla Fondazione. Questo strano invito ci aveva incuriosite e dato una minima speranza di ottenere qualcosa, anche se non nell'immediato.
Non dimenticherò mai come hanno provato a carpire le nostre speranze per sfruttare, a loro vantaggio, la nostra forte passione per la professione! Sono ancora rabbiosa al pensiero!
Veniamo accolte da un responsabile e una collaboratrice di vecchia data. Dopo una, non breve, presentazione della Fondazione, dei molti progetti che gestisce e una presentazione nostra, ci viene detto, cito testualmente: "se ci dite quali sono le vostre aspirazioni professionali, con che tipo di utenza avete sempre sognato di lavorare, vediamo come noi della Fondazione Exodus possiamo venirvi incontro per aiutarvi a spendervi, grazie al nostro supporto e tramite noi, in questi settori. Diteci anche quando sareste disponibili ad iniziare e in che modalità!"
Ognuna di noi, perplessa, spiega le sue personali passioni finchè, oppressa da un dubbio fortissimo, chiedo timidamente: "ma cosa ci state chiedendo? di lavorare per voi o di offrirvi la nostra prestazione come volontarie? e se iniziamo a lavorare gratuitamente, questo sarebbe in vista di una futura possibile assunzione?".
Al che questi ci rispondono, molto in imbarazzo, che la seconda intuizione (che girava in testa a tutte noi) era quella più corretta e che no, non c'era assolutamente in vista, nemmeno in futuro, l'assunzione. Lavorare per loro sarebbe stato utile per la nostra crescita professionale e per farci conoscere anche da altre strutture che orbitano intorno alla loro, passo indispensabile per poter trovare lavoro.
Un'altra chicca è stata: "se avete meno di 26 anni potreste usufruire, per lavorare con noi, del servizio civile che fornisce un assegno di 500 euro al mese!". Noi eravamo, come già specificato, tutte giovani professionalmente ma immagino fossimo tutte intorno ai trent'anni.
Io vivo da sola, devo mantenermi, all'alba dei 29anni, a 3 anni dalla laurea, sono stufa di lavori senza remunerazione, o, se quest'ultima c'è, sottopagati e svilenti. Faccio la gavetta da prima della laurea, quando noi giovani psicologi potremo godere del giusto riconoscimento (economico e professionale)?
Quella sera ricordo che sono tornata a casa con un senso di frustrazione, rabbia e avvilimento. Sentivo che dovevo fare qualcosa, ognuno di noi nel suo piccolo dovrebbe reagire a queste situazioni, ma come? Oltre al passaparola negativo non so che altro fare. Denunciarli? per cosa? per sentirmi dire che non esistono prove? o che proporre volontariato alle persone non è reato?
Peccato che noi ci siamo accostate a questa Fondazione in cerca di lavoro, è come se ti chiedessi: "che ore sono?" e mi rispondessi: "regalami un orologio!".
Non è possibile che non ci si scandalizzi più da queste proposte!
Vi chiedo di spargere il più possibile la voce, con amici, parenti, colleghi... non deve più capitare!







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