Sono anni che mi dedico al volontariato ed ho avuto molto contatto con ragazzi di diverse età dalle scuole elementari e superiori, ho completato la mia esperienza nel settore con due figli che hanno avuto difficoltà scolastiche e ho aiutato un’amica a fare una tesi psichiatrica sul disagio giovanile leggendo molti testi in proposito. Conclusione: La migliore prevenzione del disagio giovanile inizia con la prevenzione del disagio scolastico. Tutti gli psicologi sanno che il disagio in generale, e in particolare nella fase delicata dell’adolescenza, affonda le sue radici nella scarsa autostima. Un’esperienza scolastica di insuccessi risulta fallimentare per chi la vive che elabora un vissuto che va in tutt’altro senso rispetto all’autoefficacia, all’agenticità (V. Bandura), alla crescita equilibrata, per non parlare dei conflitti emotivo-affettivi in famiglia che ad ogni richiamo della scuola reagiscono con rimproveri e castighi e dei conflitti relazionali con i “bravi” per cui si preferisce il confronto con i “meno bravi” anche se pessimi perchè non crea competizione e sconfitta.
Cosa c’entra tutto questo col lavoro? C’è tutto un mercato che ancora non è stato scoperto e sarebbe il caso venisse scoperto per primo da esperti della “persona”. Con un po’ di spirito d’iniziativa e l’aiuto di enti preposti spesso presso i comuni o le camere di commercio si possono avviare cooperative, associazioni, ecc. per riempire questo vuoto del dopo-scuola. I ragazzi fanno tante attività ma non fanno i compiti perché sempre più spesso i genitori lavorano entrambi e non possono controllare. Una ripetizione occasionale, oltre ad essere costosa, non risolve il problema di assicurare assiduità allo studio. Ci sono poi molte fonti di finanziamento a livello europeo e degli enti locali e si può collaborare con le scuole integrando progetti anche con la collaborazione di docenti interni pagati a carico del fondo d’istituto o con finanziamenti finalizzati dal ministero per la prevenzione dell’emarginazione scolastica, a cui spesso da sole le scuole non partecipano perché non hanno tempo o modo di elaborare il progetto (finanziato anche per €11.000,00 x scuola solo al personale interno). Inoltre so per certo che i genitori sono disposti a pagare per un buon servizio che sostituisca il salasso, di solito inutile, delle ripetizioni con un’attenzione all’andamento globale anche in materie come storia che, non sembra, ma come altre materie orali miete molte vittime.
Non è uno scherzo realizzare questo progetto, richiede pianificazione finanziaria a medio e lungo termine, programmazione, organizzazione, un buono staff e soprattutto tanta pazienza e amore per i ragazzi. Bisogna cercare altre persone disposte a condividere il progetto e lavorare insieme.
Si trovano già di queste esperienze su internet a livello di oratorio e di quartiere, ma si può fare di più e per di più farne un lavoro! E’ tempo che il lavoro si sappia inventare e non aspettarne uno già bello e pronto, che al 90% non ti soddisfa. Che ne pensate? Risolverebbe problemi individuali dei ragazzi, familiari, occupazionali e sociali. Non è l’uovo di colombo?
Chi desidera procurare il bene altrui ha già trovato il proprio - Confucio![]()







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