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[size=24:7ad50e944b]IL GIORNALE del 30/01/2003[/size:7ad50e944b]
[size=24:7ad50e944b]NEDVED CORRE PER NON TORNARE INDIETRO[/size:7ad50e944b]
[i:7ad50e944b]Il geometra Pavel Nedved ha messo da parte i soldi per tornare sulla collina di Praga. il posto si chiama Nebusice, significa "non bussare". Dunque qui é silenzio, a parte il cimitero che sta di sotto, qui Pavel e Ivana venivano a tubare, pensando di riempire la loro vita di palacinka e patate.
Non c'era altro in quella terra cecoslovacca, ancora in prigione sotto il regime comunista: "Niente discoteca, niente televisione a colori, niente musica alla radio. Andavo di nascosto in chiesa, era pericoloso professare la propria religione, ti seguivano, ti pedinavano. Mio padre Vaclav era soldato al confine con la Germania, quando arrivarono i carri armati russi lui aveva il fucile in mano, rischiò di essere ucciso. Mi disse che quando tornò a casa tremava ancora. Erano anni difficili per noi tutti. Io sono nato a Skalna che sta appena fuori Cheb, oggi non c'è più, come non c'è più il Dukla di Paraga, la squadra dell'esercito. Ormai la leva non é più obbligatoria, mancano le forze, il club storico del mio paese é sparito, comandano Sparta e Slavia. papà giocava attaccante, io ero mancino, scrivevo con la sinistra, una cosa non bella, di male augurio per la nostra gente (l'unica cosa di sinistra non ammessa). Imparai a fare tutto con il destro, tranne che con il pallone, papà mi disse di andare dove mi portava il vento, se il pallone arrivava sul piede sinistro con quello dovevo calciare. Un giorno portai a casa 1500 corone, fu il primo slalario, oggi varrebbe 50 Euro. Comprai un mucchio di lattine di Coca-Cola e patatine, cambiando le corone in dollari, al mercato nero. Quello sognavano i ragazzi di allora, in un Paese senza libertà, di viaggiare, di parlare, di vivere. A quindici anni la mia squadra fu invitata ad un torneo in Francia. Quando arrivai a Parigi pensai di essere al luna park; ero, eravamo tutti, con la bocca aperta vedendo cose che nemmeno avevo immaginato. Portai a mia madre lo shampoo, a mia sorella un paio di jeans, per me nulla, non avevo più soldi, ma quei due ragali fecero impazzire di gioia i miei parenti, erano sogni, oggetti inarrivabili. Facevo quattro ore di treno al giorno per andare a giocare, il treno aveva i sedili di legno. Per questo oggi odio il treno, non ci salgo più. Con Ivana c'eravamo conosciuti da bambini. poi venne il matrimonio, pio sono arrivati due figli, Ivana e Pavel, si chiamano come noi perchè speriamo che possano amarsi come i loro genitori. Con il primo ingaggio, un aiuto di papà, mamma e di nonna Mariè, compari una Skoda di colore blu, la prima automobile della famiglia Nedved. con l'ultimo, una Opel corsa, di colore rosso, ormai vivevo bene".
Questa sembra una favola ma é la cronaca-storia di Pavel Nedved uno che corre, pensa, ma sta in silenzio: "Non mi piacciono le esibizioni, perché, grazie al satellite, guardo il telegiornale del mio Paese ma non altro, perché non sopporto certe esibizioni nei vostri programmi, troppa gente, nello sport, nella politica, nella religione che esibisce se stessa non il proprio pensiero. io vado a letto presto, alle nove un bacio a Ivana e Pavel, poi a nanna, subito, pure io. Devo correre, dieci chilometri al giorno, questa é la mia dieta".
Parebbero, tirato giù di conto veloce, più tremila chilometri e più all'anno, oltre trentamila in carriera. Continua la fuga dalla esistenza grigia di Praga prima delle primavere, prima della libertà: "Oggi c'é qualcuno che vorrebbe riportare il paese al comunismo, sono ridiventati il terzo partito, ho paura. Forse c'é stata troppa indisciplina, la gente non era abituata a questa libertà, i prezzi si sono gonfiati. Ma quello Zeman non mi piace".
Zeman è Milos, il candidato che spinge a sinistra e oltre, non certo Zdenek al quale Nedved é legato: "Lui mi volle alla Lazio, lui é uno che si espone non per esibirsi, come altri, ha i suoi motivi anche se ha la testa dura, un allenatore feroce. Come Ventrone. Con loro due si potrebbe benissimo restare a dormire in campo. Avevo paura del vostro Paese, guardando certe partite in tivvù pensavo di non poter essere all'altezza di questo football. Sapevo di Roma, di Milano, di Torino, per il calcio e basta, null'altro conoscevo. Adesso sono felice e orgoglioso, il vostro é un Paese dove c'é tutto e questo i giovani dovrebbero saperlo, forse non sanno che cosa significa davvero un regime, la mancanza della libertà, l'impossibilità di viaggiare. Roma mi manca per le amicizie, ma Torino si è rivelata bella e ho una casa meravigliosa. Alla Lazio dormivo in camera singola, qui ho come compagno Zambrotta, uno che corre come me. Con la vostra stampa vado d'accordo, con qeuella del mio paese ho chiuso. Dopo l'eliminazione dall'ultimo mondiale mi hanno accusato di aver fatto la dolce vita alla vigilia della partita persa con il Belgio. Io la dolce vita? Non mi conoscono bene. Vado in vacanza sempre a Djerba, un villaggio turistico dove c'è una palestra perfetta e la spiaggia ideale per correre. Voglio la Champions League, voglio andare ai mondiali, fino a quando ce la farò non smetterò di correre e voglio che mio figlio Pavel faccia tutti i mestieri ma non il calciatore. Si fatica troppo, suo padre ha già dato abbastanza". La collina di Nebusice servirà per riposarsi, son lo shampoo e la palacinka.[/i:7ad50e944b]
Dopo aver letto tutto ciò, io penso che lamentarci del nostro governo diventa automaticamente un'offesa nei confronti di persone che hanno sofferto per i regimi comunisti...
Riflettiamo tutti...







Wise
) non lo avrebbe di certo pubblicato!

era da una vita che nn ridevo così!!![/color:28da4916c2]
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molto più del 50% delle persone che vivono in paesi capitalistici non ha educazione e sanità e spesso nemmeno cibo.