so che questo non è il posto più adatto per sfogarmi ma spesso forse gli amici, anche quelli veri, certe cose potrebbero non capirle o capirle male o forse ho voglia di sapere il parere di persone che conoscono poco me e che non conoscono lui, sempre così gioioso, generoso e amichevole con gli altri, ma spesso ostile con me.
quindi ho scelto questo forum per sfogarmi, spero sia l'ultima volta.
il fatto è che sto da un anno e mezzo con un giovane a cui voglio molto bene, originario della mia stessa cittadina sicula. ci siamo conosciuti mentre vivevo a padova e ci siamo innamorati. soprattutto mi sono innamorata della sua simpatia, della sua determinazione e della dolcezza che si porta dietro con tutti, e che si porta dietro anche con me. ma spesso con me diventa intrattabile, non per discrepanza di carattere ma per diversità di valori che ci portiamo dietro e che guidano, giorno per giorno, il nostro agire.
lui, radicato alla sua terra con le mani e con le unghie, dall'altro dei suoi 32 anni cerca una famiglia, una stabilità. io ne ho 26 e sono una nomade per eccellenza. lui è la terra, io solo la terra che per disperazione è diventata aria. per trovare un lavoro sono dovuta andar via. in due anni mi sono sbattuta tra tre diverse città, ho fatto milioni di sacrifici anche affettivi oltre che economici per fare un master che volevo fare e che in sicilia non c'era, purtroppo. lui, per tutto questo tempo, è stato lì a guardare, mi ha amata, ha vissuto con sofferenza e con il dolore tutti i momenti in cui in aeroporto lo lasciavo ancora una volta, con la testa nella ricerca di un futuro fuori e il cuore nella sicilia, giorno per giorno. ha pazientato, spesso con rabbia mi ha attaccata perchè lui, architetto, in meno di due anni si è sistemato nella sua città quindi pensa che anche io avrei potuto tranquillamente farlo lì con lui, invece di cambiare continuamente città per cercare lavoro, fare stage, tirocini e master.
ma essere psicologi ed essere architetti è diverso: lui, col suo carattere solare e i suoi mille amici ci ha messo poco a prendere lavori a palate; io, per quanto mi sia sforzata di cercare, ho preso un lavoro in una cooperativa dove - dopo una settimana - hanno arrestato tutti. mi sono sentita uno schifo perchè ho concluso che, ancora una volta in sicilia, la gente non cerca psicologi professionisti, ma figure per riempire quella carenza di personale per mettersi in pari con la legge quando, ormai, sono nella merda fino al collo.
quindi, dicevo, ci ho provato. di curriculum ne ho inviati tanti in sicilia, di colloqui ne ho fatti pochi, due, e il concorso di dottorato. ma poi alla fine è andata che hanno preso sempre la raccomandata di turno, tanto per cambiare, per quanto ce l'abbia messa tutta.
mi sparavo chilometri di autostrada con lui accanto per consegnare i CV di persona. mi accompagnava speranzoso perchè, finalmente, la smettessi di andare a sbattere altrove. e il lavoro è arrivato. ma a roma. era un curriculum inviato un anno fa.
lui, a pezzi. io comunque felice perchè sono entrata col master e la laurea, quindi con le mie passioni e ho ripagato tutti i sacrifici e tra l'altro non ero più neanche tanto lontana dalla sicilia come quando ero a padova. Lui non ha gioito un secondo, io gli ho promesso che avrei fatto di tutto per trovargli un lavoro a roma. ma lui dalla sicilia non vuole schiodarsi: ormai ha il suo lavoro. gli ho detto: "ti mantengo io per un pò, ci aiuta mio padre e anche tuo padre", ma lui la sicilia non la lascia.
alla fine faccio le valigie e parto. mi ospita una coppia di amici di mio fratello al testaccio ed è il delirio più totale.
infatti lui non crede che sia una coppia ad ospitarmi e che sia solo un ragazzo e ne è geloso, mi dà addosso perchè non voglio stare con lui ma cerco ogni pretesto per andarmene via dalla sicilia, mi dice che sono una fallita perchè andarsene dalla sicilia significa fallire, si ossessiona per come vado vestita al lavoro (e sicuramente non vado scollata) e se sente una voce maschile mentre parlo con lui al telefono mi fa a pezzi dicendo che sono una da poco perchè lavoro con uomini.
si è dimenticato di tutto quello che ho fatto per lui, di tutti i soldi spesi per andarlo a trovare, delle lunghe notti che mi facevo in treno, di quando per andare a trovarlo mi hanno rubato la borsa a napoli sulla freccia del sud, di quando ho speso tutti i soldi del primo lavoretto che avevo fatto a padova per pagargli il biglietto d'aereo per venirmi a trovare il giorno del suo compleanno.
dice solo che in un anno e mezzo non ho mai fatto nulla per lui, non ho speso un soldo, non ho dimostrato amore, non ho mai inviato un curriculum in sicilia ma solo fuori.
io ho continuato a guardare il mondo con ottimismo, proteggendolo, curandolo, non dimenticandomi mai di lui. sapendo che i suoi erano solo picchi di rabbia che poi si esaurivano in un non nulla. erano però picchi di rabbia che ferivano, ma io mi sono sempre imposta di dimenticare, di cucire la ferita, di avere fiducia che tutto si sarebbe sistemato
ma adesso io non ce la faccio più perchè non riesco più a stare con una persona che mi taccia per egoista, per quanto io sia stata sempre molto flessibile e amorevole con lui nel momento in cui stavo inseguendo i miei sogni. avevo interpretato la lontananza come un momento, giusto un periodo per sistemarsi e mettere qualche soldo da parte nell'attesa di trovare lavoro in sicilia. ma lui non ci ha mai creduto: ha sempre pensato che io andassi fuori per divertirmi, per fare la bella vita, nonostante io bella vita non abbia fatto mai. lui pensa che l'amore supera tutto, anche la mancanza di soldi: vorrebbe una donna che si accontenta, mi vorrebbe vedere fare l'educatrice sottopagata in sicilia pur di stare insieme a me, tanto c'è lui che porta il pane a casa. ma io non ce la faccio, ho bisogno di ripagarmi gli sforzi che ho fatto in passato, di essere soddisfatta del mio lavoro e non accontentarmi. di trovare un buon impiego e poi magari pensare ad una vita insieme, perchè no, perchè anche io la desidero fortemente per quanto lui non ci creda.
adesso che c'era la possibilità di stare insieme lui però non se la sente: io avevo fatto una marea di sacrifici per cercare lavoro in sicilia e non allontanarmi più (molti di voi sanno che ho anche rifiutato un dottorato in olanda da 2500 euro al mese netti) e lui, adesso, questo sacrificio per me non lo vuole fare, fa i capricci, per quanto pochi mesi fa diceva: "blablabla, se trovi lavoro blablabla ti raggiungo" tutte parole vuote e finte. mi voleva solo per sè, vicino al lui comunque nel bene e nel male ma in sicilia, ovviamente, perchè non ha il fegato di stare in un posto che non è più lontano di 10 Km da casa di mamma.
anche il passato, si arrabbiava maledettamente quelle poche volte che uscivo a prendere una cosa da bere coi colleghi del tirocinio, glieli ho anche presentati per farlo stare tranquillo ma per lui "ci provano tutti", per lui devo stare attenta, non uscire, non illudermi perchè un uomo non è un amico, è un padre non un fidanzato.
io sono un'anima pacifica ma anche una mia testa: sono ribelle, faccio quello che voglio, nel rispetto della persona che amo. voglio accanto una persona che non mi faccia sentire in colpa se per una volta dopo il lavoro esco con un'amica, anche femmina.
è finita che adesso, quelle rare volte che lo faccio, non glielo dico più. gli dico che sono a fare la spesa, che sono al lavoro. ma non ce la faccio perchè mi sembra di dire bugie, soffro di più perchè so che non sto facendo nulla di male, mi sto solo prendendo una cosa da bere con una collega, eppure mi tocca dire una bugia lo stesso perchè lui non ci crede. eppure, non posso fare a meno di quei momenti in cui esco, per un attimo dimentico il lavoro, mi rigenero di fronte ad una birra, a chiaccherare con qualcuno che magari prova le tue stesse cose o anche diverse. ho bisogno di parlare con qualcuno, fare amicizia, non sentirmi un'isola. non ce la faccio a stare sola, a farlo contento.
eppure io per tutto questo adesso mi sento una ladra nei suoi confronti, perchè non condivido più la mia vita, tutti i momenti della mia giornata devo tenerli nascosti.
ma che amore è, che coppia è, se per non fare stare male l'altro, non devi più parlargli di te? quando sei costretto ad aprire solo metà del tuo cuore perchè l'altra metà, se la apri, vieni fraintesa?
forse la risposta si trova da sola. o forse voi vedete dell'altro che io non vedo. un grazie a chi avrà il coraggio e il tempo di leggere fino in fondo e a chi risponderà.








e sono del parere che in amore non ci di adegua , ma ci si viene incontro vicendevolmente dalle grandi cose alle piccolezze...io sono calabrese ( futura psicologa ), quindi la situazione non cambia di una emerita virgola...capisco come ti senti è che una situazione decisamente pesante ed è proprio qui che dovrebbe emergere la forza di una coppia che non sta solo nel dirsi ti amo , ma nell'affrontare tutto insieme , gioie e paure...se si arriva a non viaggiare più sulla stessa lunghezza d'onda , a mio avviso la storia è al capolinea , soprattutto quando a mettersi in gioco sei solo tu , quando le esigenze non vengono comprese e accettate in2 , l'amore supera tutto si dice...ma arriva il momento in cui può non bastare e ci si ritrova con un pugno di mosche in mano...Non è giusto adattarsi ad una realtà che ci sta stretta da qualunque punto di vista , per quanto il partner ci possa amare , o possiamo amare noi...Su quali solide basi poggia la vostra storia? non si sta insieme solo per condividere gioie e dolori , ma anche per darsi un sostegno reciproco , perchè l'uno capisce nel profondo l'altra e viceversa....e nemmeno ci si deve incaponire sulle proprie posizioni quando le cose vanno diversamente di come avevamo prospettato e sperato...
ringrazio tutte e tre per aver letto e risposto
che sfiga che ho avuto. se si ripresentasse lo rifarei, allo stesso prezzo e condizioni, non di meno, ma lo rifarei. ma se per ora non ho nulla in mano, meglio quello che ho che niente.