Ripensavo ultimamente alla mia esperienza con la terapia breve strategica, conclusa da poco. Ebbene, nonostnate abbia avuto dei miglioramenti, in finale sono più deluso che soddisfatto. Ammetto che io sono un tipo un po' testardo, e quando mi fisso con certe cose è difficile che desistoIl fatto cmq è che le mie perplessità non si basano su aria fritta, ma su atteggiamenti concreti della mai dott.ssa. (ormai ex).
Significativo poi è stato l'ultimo colloquio dove mi sono congedato: lei, ovviamente, non era d'accordo, adducendo svariate motivazioni. In primis, mi ha detto che da lei, alcune persone, sono rimaste in terapia per ben cinque anni. Ho storto la bocca di fronte a questa affermazione, perché come ben sapete, è impensabile che una terapia BREVE STRATEGICA duri cinque anni! Eppure non m'immagino nulla, perché anceh sul contratto che ho firmato c'era scritto chiaro e tondo: "Terapia breve strategica". E perché io sarei dovuto trattenermi, se gli stessi fondatori di tale metodo dichiarano che non dovrebbe superare le venti-trenta sedute? Questo è un punto.
L'altro: ciò che mi ha dato fastidio è la sua prepotenza. Una prepotenza fatta sicuramente in buona fede, ma io la vedo così: se io volevo parlare di una cosa, anzi spess volero parlare di certe cose, lei cercava subito di chiudere la questione dicendo "ormai è roba passata" "era uno stronzo". Ma non solo: in certi casi, pure in tono lievemente alterato, mi ha intimato di smetterla di parlare del passato. Ma, porca miseria, ma se io pago, oltretutto bisgona pure parlare di quello che vuoi tu?
Terza questione: certe sedute hanno sfiorato il paternalismo. Mi cheido, perché ho poca esperienza: ma uno psicologo può intimare il proprio paziente ad alzarsi presto la mattina, a seguire le lezioni universitarie? Ma per queste cose non ci sono i genitori, o al massimo gli amici?
Durante l'ultimo colloquio, lei mi ha detto questa frase: "Non siamo mai obbiettivi con noi stessi". Vero. Compresa lei. E' obbiettivo qualcuno che dice che la psiconalisi non serve a niente, che i perché non servono, imponendo il suo modo di vedere le cose al paziente così che si lavori come vuole lei? NOn credo.
Confesso che mi sono altamente pentito di non avergli detto queste cose in faccia. Lei mi pare uan brava persone, sotto certi aspetti mi ha aiutato molto, e forse questo mi ha fatto desistere da dirgli certe cose. Ma invece mi rendo conto che avrei dovuto dirglielo.
Da questa mia esperienza poi faccio una considerazione generale: ho la netta impressione che il rapproto paziente-psicologo sia unilaterale. I pareri dello psicologo sono indiscutibili, e se il paziente mette in dubbio qualcosa gli viene risposto che sono le sue difese, che risponde così perché non vuole cambiare (come mi è stato risposto a me), ecc. Insomma: lo psicologo pare trascendentale. Ma invece lo psicolog, essendo anche lui un UMANO, non dovrebbe mettersi continuametne in discussione, invece di mettersi su un piedistallo?
Grazie a tutti per essere arrivati fin qua.







Il fatto cmq è che le mie perplessità non si basano su aria fritta, ma su atteggiamenti concreti della mai dott.ssa. (ormai ex).
Rispondi citando