Ognuno tira l'acqua al suo mulino ma...volevo chiedervi tra i tanti approcci della psicoterapia quale vi sembra più valido e anche più affascinante?
E che pensate della specializzazione in psicologia clinica?![]()
Ognuno tira l'acqua al suo mulino ma...volevo chiedervi tra i tanti approcci della psicoterapia quale vi sembra più valido e anche più affascinante?
E che pensate della specializzazione in psicologia clinica?![]()
Nessuno risponde.....
ciao!
secondo me, non serve a niente parlare di approcci validi o no. se con il termine "valido" intendi quale approccio funziona meglio e quale no, tutti portano risultati, secondo le statistiche. senza dubbio, ci sono approcci piu' adatti di altri per certi campi. le differenze riguardano le diverse teorie, pratiche, durate, origini filosofici ecc ecc.
mesi fa ho scritto un compito e ho trovato alla bibliografia che, secondo le "meta-analisi", tutti gli approcci aiutano a conquistare quello che si chiama "vivere bene" (a parte le differenze). e poi ho trovato nella bibliografia che le abilita' del terapeuta "prevedono" meglio l' esitto della terapia. questo vuol dire che un buon terapeuta vale di piu' dallo stesso l' approccio.
per quanto riguarda il quanto affascinante potrebbe essere un approccio, dipende... vorrei dire qualcosa che si dimentica spesso di sottolineare. che tutti gli approcci sono prodotti di certe filosofie! questo vuol dire che si potrebbe trovare affascinante l' approccio che va di piu' con una certa "filosofia di vita". ANCHE a base di questo uno sceglie che approccio gli rappresenta.
forse non ti hanno risposte altre persone, perche' uguali thread ci sono gia'. sarebbe meglio che tu legga dei thread uguali al tuo!
spero di esserti stata d' aiuto!
a presto!
Ciao,
la cosa importante è avere un medesimo obiettivo: quello di aiutare le persone a scoprire le proprie risorse per utilizzarle e stare meglio.
Personalmente una buona scuola di specializzazione dovrebbe fornire allo psicologo un METODO, non un brodo di concezioni teoriche come se fossero ancora all'università. La scuola dovrebbe prevedere la possibilità di essere co-terapeuti in seduta con un paziente,perchè non possiamo aspettarci che senza pratica si finisce la scuola e siamo in grado di gestire una seduta terapeutica senza mai averne fatta una.
Per quanto riguarda l'efficacia dei vari approcci...beh, molti di voi sanno due cose: che sono le persone che fanno funzionare i metodi e che negli anni 80 in America, un'associazione mondiale di psicologia ha condotto una ricerca scientifica su miglialia di casi che avevano terminato il percorso di psicoterapia/analisi. Hanno valutato le ricadute, la persistenza di un sintomo e l'efficacia terapeutica, non su una decina di casi, ma su migliaia.
E' uno studio che è durato anni...ma non voglio dire l'esito di questa ricerca perchè si alzerebbe un polverone.
...cosa fai ci lasci in sospeso??
io credo che il modello sia come un vestito... ognuno deve trovare il suo, quello con cui si sente più a suo agio e con il quale può esprimere meglio le sue potenzialità, la vedo come una buona combinazione di due elementi. penso anche che con la pratica e con il tempo un terapeuta si liberi anche del modello ortodosso per metterci dentro anche altre cose che magari appartengono a scuole diverse o alla sua esperienza accumulata negli anni.
e anche se ci sono scuole diverse con le qualo mi trovo più o meno in contrapposizione, penso anche che la mia linea di pensiero come futuro psicoterapeuta non andrà bene a tutti...e che il frazionamento delle filosofie di base va anche incontro alle diversissime esigenze-attese-speranze di chi suona (o suonerà....speriamo!) alle nostro porte.
Si dai voglio saperlo anvh'io alza il polverone!!Dopo tutto non parliamo di politica..dicci..e poi puuò essere anche utile,la ricerca che hai citato mi sembra molto interessante
Facciamo così: dato che ho letto di questa ricerca su un libro ma non riportava i dati statistici, ma solo i risultati, la cerco e provo ad allegarvela. Datemi solo qualche giorno.
E comunque...solleviamo il polverone?? E sia, solleviamolo! Senza infamia e senza lode e mantenendo fermo il concetto che, alla fine, contano le persone che fanno funzionare i metodi, la suddetta ricerca riportava come risultato (ricordo, svolta su migliaia di casi) che i pazienti che avevano seguito un percorso cognitivo comportamentale, erano quelli che a distanza di tempo si erano mostrati soddisfatti del percorso e con un maggior numero di risoluzione del problema o con meno ricadute rispetto a coloro che avevano seguito una terapia ad orientamento psicodinamico.
Comunque, recentemente ho letto un bellissimo libro di una psicologa Rita Ricci dal titolo "L'avventura di crescere. Psicologia dell'adolescenza e magia della fiaba". E' un libro in chiave psicodinamica che spiega attraverso la favola di harry potter alcuni concetti chiave come il processo di separazione-individuazione, la fase edipica, l'ideale dell'Io...
Davvero un bel libro. Dovrebbe essere del 2006-2007. Trovate la recensione qui
io ho scelto la gestalt!!!!
Non voglio mettere in dubbio il valore delle statistiche, ma è necessario vedere quali criteri sono stati utilizzati per valutare i "risultati".
Per quanto riguarda la mia poca esperienza, anche la psicoanalisi o le terapie ad orientamento analitico producono cambiamenti stabili oltre che la remissione dei sintomi. Cosa significhi "essere più soddisfatti" è da definire, anche perchè potrebbe assumere un significato "collusivo" non indifferente.
Un saluto
gieko
chi l'aveva svolta?
distanza di tempo cosa significa? per quanto ne so io ci sono ricerche di questo tipo entro i due anni dal termine della terapia...(tempo dopo il quale a volte si presentano nuovi sintomi)
soddisfatti che significa?
che problema era?
ci sono un po' di cose in sospeso mi sembra...
io ritengo, per qunto vale il mio parere, che in alcuni casi e con certe persone sia più utile nell'immediato una terapia sul comportamento oppure sul pensiero disfunzionale, ma in certi casi penso che il lavoro sul pensiero dovrebbe essere lasciato in disparte a favore del lavoro sulle emozioni profonde e sulla struttura del soggetto e questo è "campo" della psicodinamica, con tutte le sue accezioni e sfumature...
con una persona con mille sintomi somatici e disturbo d'ansia pervasivo credo che una psicanalisi freudiana classica con lettino ecc in cui quello parla parla e parla e il terapeuta non risponde non sia adatta, perchè apre l'animo del pz in maniera troppo intensa e fa fatica a contenerlo, da cui la necessità di vedersi almeno 2 volte a settimana...
per alcune persone va bene e per altre no...
un disturbo d'ansia grave, nel benessere del pz, va affrontato prima nell'urgenza del sintomo (tecnica cogn o comp) e poi nelle sue cause o nelle sue finalità secondo me... per inserirla in un quadro più ampio.
ritengo che se l'ansia è strutturale ci si possa lavorare per breve tempo a livello di espressione e gestione, ma dopo poco (due anni?) da qualche parte torni fuori se non si lavora a livello più profondo...
semplifico ovviamente...!![]()
Ovvio che sono dati importanti, d'altronde di statistiche simili e di metanalisi sui risultati ci sono centinaia di articoli, che dimostrano tutto e il suo contrario...
Non è questione di psicoanalisi classica, quindi di metodo, quanto di apportare modifiche opportune, ove necessario, a livello tecnico. Quindi l'adattamento, l'intensità o il contenimento sono ciò che l'analista è chiamato a gestire per far sì che il processo analitico vada avanti. Al contrario si cade in schematismi per cui la psicoanalisi diviene tout-court l'applicazione rigida di parametri tecnici (frequenza delle sedute, uso del lettino, etc...).
Un saluto
gieko