Mi è stato chiesto come mai, pur interpretando simbolicamente i sogni di altri, non ho mai presentato, finora, un mio sogno.
Il fatto è che, di solito, non ricordo i sogni che faccio. I pochi che ricordo tendo ad interpretarli subito, così, in genere, non ho la motivazione per presentarli nel forum.
C'è, però, un sogno, fatto tanto tempo fa, che, sebbene l'abbia interpretato e reinterpretato in diverse fasi della mia esistenza, presenta ancora, per me, degli aspetti sfuggenti.
Si tratta di un sogno che è stato determinante nel mio percorso spirituale.
E, siccome ha a che fare anche con il simbolismo del volare, mi permette di mantenere fede ad una promessa fatta a “democrito” in un altro 3d.
Il sogno inizia con un paesaggio marino. Il mare diventa sempre più agitato e in burrasca. Il cielo è cupo, con grosse nubi di colore scuro.
Solo in lontananza si intravede, fra le nubi, un po' di chiarore.
Io sono un gabbiano. Sono io, nelle forme di un gabbiano. Sono sempre più agitato per la situazione di cupo e di tempesta che mi circonda.
Decido di volare verso l'unico sprazzo di luce, lontano, fra le nubi.
Man mano che mi avvicino, sento in me una trasformazione. Non sono più un gabbiano; mi ritrovo ad essere un'aquila.
Mi fermo un momento e guardo l'orizzonte sconfinato e tutto cupo. Mi colpisce, in particolare, un lupo solitario che sta correndo, forse alla ricerca di un riparo. Poi, continuo il mio volo verso la luce.
Raggiunta la zona di chiarore fra le nubi, sento in me una nuova trasformazione.
Mi trasformo in una specie di essere di luce, alato. Ma sono sicuro di essere io, sebbene la forma sia di luce rarefatta.
Entrato nel corridoio di luce fra le nubi (sembrava proprio un corridoio stretto e lungo), cominciai a sentire una musica sconosciuta, ma quasi “magica”.
Poi, voci che sembravano parlare, con toni soavi.
Poi, infine, uscii fuori dal corridoio e fui abbagliato da una luce accecante.
La musica, intanto, si era fatta più forte. Proveniva da tutte le direzioni.
Le voci si manifestarono come voci provenienti da esseri di luce, che mi venivano incontro.
Fecero circolo intorno a me. Io potevo comunicare con loro senza parlare.
Mi trasmisero un'infinità di conoscenze in brevissimo tempo, rispondendo anche a molti dei quesiti che allora mi ponevo. Alcune cose (dopo che mi sono svegliato) le ho anche trascritte, di altre conservo solo un vago ricordo.
Poi, ho continuato a volare, immerso in una beatitudine immensa, in quel paese di luce.
Pian piano, ho cominciato ad intravedere delle forme analoghe a quelle del nostro mondo, ma dai contorni più sfumati, soprattutto montagne, dalle vette altissime, e boschi.
Una radura mi ha subito attratto.
Sono sceso, volando, e, all'improvviso, ho visto, in mezzo alla radura, una specie di bara.
Mi sono avvicinato. Nella bara, aperta, c'era uno scheletro.
Ad un certo momento, lo scheletro si è messo a sedere, di scatto, ha allungato le mani e ha preso le mie.
Ho sentito un brivido freddo, fortissimo, percorrere tutta la colonna vertebrale.
Nel medesimo tempo, lo scheletro assumeva i tratti di un mio amico che era morto di tumore anni prima.
I suoi occhi di un azzurro intenso incrociarono i miei, mentre le sue mani fredde stringevano le mie.
Mi comunicavano pace.
Mi sogno svegliato di soprassalto.
Appena sveglio ho sentito il bisogno di scrivere.
Qualcuno vuole provare ad interpretare?







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