
Originalmente inviato da
Laus26480
Sono nel mio letto, sempre nel mezzo di questa notte “tormentata”, sentendo che finalmente il sonno si sta impossessando di me, quando improvvisamente sento dei passi di corsa che mi fanno come trasalire. Nel dormiveglia penso che potrebbero provenire dal piano di sopra, dove dorme il mio nipotino di 3 anni. Ma ho la lucidità (sempre nel sogno, si intende) per rendermi conto che a quell'ora è inverosimile che stia correndo per casa.
Voglio alzarmi per controllare, e quindi cerco di raggiungere con la mano l'interruttore a filo, che ho a portata di mano accanto al mio cuscino. Ma non riesco a muovere il braccio e la mano! Sono come immobilizzati, pesanti, addormentati. E questo non fa che accrescere il senso di inquietudine e ansia in me. Finalmente riesco a raggiungere l'interruttore e ad accendere la luce. Mi alzo in piedi, ma ancora sento il mio corpo molto pesante, e a fatica esco dalla camera e percorro il corridoio buio.
Arrivata in fondo al corridoio, provo ad accendere la luce della stanza successiva, la sala. Ma di nuovo ho le stesse difficoltà che ho avuto con l'interruttore del letto: sento le braccia così pesanti da non riuscire ad alzarle. Eppure, in qualche modo, riesco ad accenderla. Entro in sala e mi sembra tutto nella norma. Disattivo l'allarme, perché voglio andare in cucina, aprire la porta e guardare fuori.
Mi reco quindi nella stanza accanto, la cucina appunto, e apro la porta di ingresso. Non ricordo se per fare questo giro la chiave o mi basta semplicemente abbassare la maniglia. Però ricordo chiaramente che la luce esterna che dava sulla porta di ingresso era accesa (e non mi sembra di averla accesa io), e che ho visto almeno due figure venire verso di me.
Una di loro era una donna, vestita completamente di nero. Deve aver salito i tre scalini che portano all'uscio, perché ricordo chiaramente di averla vista molto vicina a me, e di averla potuta guardare negli occhi. Mi ha sorriso e mi ha salutato, dicendo qualcosa di molto informale, del tipo “Ciao, come stai?”. Però non era un volto conosciuto, tanto che ricordo molto bene che la guardavo aggrottando la fronte, perplessa e cercando di capire chi fosse. Aveva i capelli, di un colore rossiccio, o forse castano o un biondo molto scuro, raccolti dietro, in una semplice coda, e una frangia le copriva la fronte. Non davano l'idea di essere molto lunghi. Forse, sciolti, le arrivavano alle spalle.
L'altra figura non sono riuscita a distinguerla, e a capire se fosse un uomo o una donna. Forse perché non le ho dato molta attenzione, ma forse anche perché mi pare si sia fermata in fondo alle scale, nella penombra. Mi pare di aver detto loro, ovvero alla donna con i capelli raccolti, che i miei genitori non erano in casa. Al che la donna che avevo di fronte mi ha di nuovo sorriso, e mi ha risalutato, per poi andarsene, insieme all'altra figura. Li ho seguiti per un po' con gli occhi, e poi ho richiuso la porta.
A questo punto ricordo di aver armeggiato con l'allarme, forse per rimetterlo. Ma la cosa strana è che ricordo bene che la tastiera di comando dell'allarme non era al suo solito posto, in sala, ma in cucina, accanto ai fornelli.
La seguente è una parte confusa. Non so nemmeno se sia lo stesso sogno, o un altro: ricordo più che altro delle sensazioni e qualche elemento in comune, più che una scena vera e propria. Dopo la strana visita notturna, credo di essere tornata a letto, per poi essermi risvegliata, non so per quale motivo. Probabilmente, come prima, ho cercato di accendere le luci, ma di nuovo ero come immobilizzata, con le braccia incredibilmente pesanti, che quasi non rispondevano ai miei comandi. Di nuovo devo essermi alzata e aver percorso il corridoio, forse reggendomi al muro, per la sensazione che le gambe non mi reggessero.
In qualche modo sono arrivata di nuovo in sala. Non ricordo se la luce della sala fosse già accesa, o se l'ho accesa io. Però qui la scena e il ricordo si fa più nitido. Ricordo chiaramente che la prima cosa che ho notato in sala fosse la mancanza dei divani di pelle nera, e anche del tavolo da caffè che sta in mezzo a loro, con tutto quello che c'era sopra (soprattutto argenteria) . Al posto dei divani e del tavolo ho visto qualcosa di marrone, forse una sorta di materasso rivestito in pelle.
A quel punto ho guardato la console dell'allarme, che stavolta era al suo posto, e ho notato il led rosso acceso che indicava che l'allarme era in funzione. Eppure la porta di ingresso della sala era socchiusa. Mi sono fiondata lì, ho fatto per aprirla e credo di aver intravisto una parte di un divano, forse un poggiabraccio. Fatto sta che lo stesso divano, probabilmente per mano di chi lo stava portando via, ha dato una sorta di spintone all'anta della porta, facendo cadere me a terra.
[...]
Quel materasso di pelle marrone che era al posto dei divani, mi ricordava in qualche modo (per il colore) il divano che i miei nonni tenevano in quella stessa stanza prima che noi ci trasferissimo lì. Di quel divano ricordo, più che altro, che spesso, quando a Natale o a Pasqua mangiavamo giù, mi sdraiavo lì, a sonnecchiare dopo mangiato. Non so se c'entra qualcosa, ma mi sembra giusto farne nota.