Emmanuel, i vigili 'ammettono'
con l'autorizzazione di Vignali
Il sindaco autorizza i sei vigili coinvolti nel fermo del ragazzo a parlare con un giornalista di Panorama: "forse colpo partito accidentalmente". Il settimanale annuncia la pubblicazione in esclusiva tutti i verbali dell'inchiesta interna ancora aperta
''Dato il modo energico e violento di divincolarsi non posso escludere di aver urtato involontariamente al volto Emmanuel Bonsu durante la collisione con lo stesso". A dirlo è Pasquale F., agente scelto del nucleo di pronto intervento della polizia municipale di Parma. Lo ha messo nero su bianco nella relazione al nuovo comandante della polizia municipale. Una relazione finita nelle pagine del settimanale Panorama, insieme alle interviste ai sei agenti coinvolti nell'operazione, autorizzate dal sindaco Pietro Vignali nonostante il silenzo imposto in attesa della conclusione dell'inchiesta e la relazione in consiglio comunale. Emmanuel nel frattempo è stato dimesso dall'ospedale e "scagionato" anche dallo spacciatore palestinese arrestato quella sera: "Al parco ero solo, Emmanuel non lo conosco e non so nemmeno che faccia abbia". Ma l'avvocato del ragazzo, Giandomenico Piparo parla dell’eccessivo silenzio dell’amministrazione sulla vicenda e chiede “almeno una parola di solidarietà”.
Il sindaco autorizza gli agenti a parlare con il giornalista
Il neocomandante dei vigili Giovanni Maria Jacobazzi spiega che le dichiarazioni riportate dai vigili coinvolti nel presunto pestaggio di Emmanuel Bonsu Foster "sono state fatte su autorizzazione del sindaco di Parma Pietro Vignali". Jacobazzi racconta che un giornalista di Panorama, il settimanale diretto da Maurizio Belpietro (che per la sua rubrica 'Panorama del giorno' intervistò Vignali il 3 ottobre), è stato in città tre giorni "e, autorizzato dal sindaco - precisa ancora Jacobazzi - ha ascoltato le versioni dei sei agenti della polizia municipale. Il comando di Parma non ha diffuso alcuna relazione dell'inchiesta interna ancora in corso". Un'inchiesta di cui il comandante non parla. Dice solo che, sempre il sindaco, riferirà martedì prossimo in sede di consiglio comunale. Appuntamento già incandescente, viste le dichiarazioni rilasciate dall'opposizione nei giorni scorsi. Sempre sulle indagini il comandante spiega di aver seguito tutte le prassi necessarie a far luce sulla vicenda in attesa che anche l'indagine della magistratura faccia il suo corso. "Ho fatto quello che dovevo fare, ho ascoltato i vigili", dice sorvolando sui particolari della perizia calligrafica e dei filmati. Precisa poi che non è possibile visionare o diffondere i documenti, "perché tutto è ancora in corso".
Le prime ammissioni: "Non posso escludere di averlo colpito involontariamente"
Il vigile di Parma che avrebbe colpito al viso Emmanuel Bonsu ha 30 anni ed era il più giovane del gruppo protagonista del discusso fermo. Lo sostiene "Panorama" di questa settimana che pubblica online le relazioni degli agenti impegnati nell'operazione antidroga, firmando così l'ultimo atto di un'inchiesta interna che - a dispetto degli ordini di servizio impartiti al fine di relazionare per primi al consiglio comunale di martedì prossimo - si è giocata tutta sulla stampa. ''Dato il modo energico e violento di divincolarsi non posso escludere di aver urtato involontariamente al volto Emmanuel Bonsu durante la collisione con lo stesso'', ha scritto Pasquale F. I vigili avrebbero però negato la violenza gratuita e la xenofobia. "L'aspetto piu' negativo di questa storia è stata l'accusa di razzismo - continua - Qui nessuno è razzista, nessuno è iscritto al Ku Klux Klan". "E se si è verificato qualche errore è stato fatto in buona fede", ribadisce Giovanni Maria Jacobazzi, comandante dei vigili in via di insediamento. Se però i fatti denunciati dal ragazzo - aggiunge - e confermati da alcuni testimoni sono successi davvero, qualcuno dovrà risponderne. Per me sono inaccettabili''. Vacillano, quindi, le dichiarazioni granitiche del sindaco Pietro Vignali e dell'assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi che, nelle loro prime affermazioni pubbliche, avevano elogiato la professionalità dei vigili coinvolti in quell'operazione, accusando il ragazzo di avere scritto da solo "Emanuel negro" sulla busta con i suoi effetti personali (particolare di cui nelle anticipazioni di Panorama non c'è traccia) e infine sostenuto che si era fatto male cadendo e sbattendo l'occhio sul cordolo del marciapiede.
Emmanuel dimesso: “Mi fa male l’occhio e ho paura”
Accompagnato dall’avvocato Piparo, dal padre e dalla madre, Emmanuel Bonsu alle 13 di oggi ha lasciato l’ospedale Maggiore, dopo aver subito una operazione all’occhio sinistro. Il ragazzo è scosso e soprattutto stanco: “L’occhio mi fa male – dice – devo prendere delle medicine. Ora voglio solo andare a casa e riposarmi. Ancora nessuno mi ha chiamato a testimoniare. Non so come saranno i prossimi giorni, ho paura”. Una paura ben riassunta dall’avvocato della famiglia: “Sente la solidarietà della gente, ma sa di avere contro le istituzioni, i vigili e quelli che non credono a questa storia. E’ normale che sia sotto choc. Ma è stato forte: come fisico mostra meno dei suoi 22 anni ma come testa è un ragazzo maturo, un trentenne”. Soltanto ieri Emmanuel aveva detto: “Se quella sera mi avessero chiesto scusa, se avessero detto a mio padre la verità, io non avrei presentato denuncia. Avrei evitato tutto questo”.
L’avvocato: “Troppi silenzi, dal Comune nemmeno una parola”
“Finora non si è fatto vivo nessuno, né la procura né il Comune. La magistratura probabilmente ci chiamerà nei prossimi giorni. Capisco invece che l’amministrazione voglia aspettare la fine delle indagini interne e capisco anche che aspettino a fare eventuali scuse. Ma dopo tre testimoni e le parole dello spacciatore che scagiona Emmanuel una parola, almeno una parola di solidarietà, potevano concederla al ragazzo. Del resto è una persona che soffre”. E poi aggiunge: “Questa vicenda ormai ha troppi risvolti politici: adesso c’è solo bisogno di fare chiarezza. Spero che per prima possa farla la procura: cosa si sa per esempio delle immagini girate a mano dai vigili su quella operazione?”
Una testimonianza cruciale: parla il pusher arrestato
La dichiarazione di ieri, riportata dalla stampa locale, unita alle testimonianze di chi era al parco la sera della presunta aggressione, avvolora la ricostruzione fatta sin dal primo momento dal ragazzo ghanese. Nei prossimi giorni Emmanuel Bonsu Foster dovrà affrontare il riconoscimento "all'americana" dei presunti aggressori, che verranno iscritti automaticamente nel registro degli indagati. Un atto dovuto, al quale seguiranno nuovi interrogatori del pm Roberta Ricci. Emmanuel uscirà oggi, probabilmente intorno a mezzogiorno, dall'ospedale.
Monteverdi: "Non ho ordinato e coordinato l'intervento"
L'assessore alla sicurezza ha spiegato che la richiesta di dimissioni arrivata dall'opposizione "è irricevibile", "perché - ha detto ai quotidiani locali - perché io non ho ordinato o coordinato l'intervento della polizia municipale. Quello che ho fatto è stato solo segnalare una situazione di degrado che ha portato a un intervento doveroso". Un intervento che è costato, secondo Claudio Malavasi, comandante della polizia delle Terre verdiane, una gran "brutta figura" per tutta la categoria. Il problema stando la sua durissima analisi è nel comando: "E' indispensabile che ci sia chiarezza nei compiti che spettano alla polizia municipale rispetto alle altre forze dell'ordine; le operazioni che è meglio fare insieme devono essere coordinate". Nomina il protocollo d'intesa firmato con i carabinieri e assicura che, operazioni come quelle in cui sono rimasti ferito Emmanuel e due agenti, non le avrebbero mai fatte da soli ma solo con il supporto dell'Arma.-
Nessun agente è stato sospeso
Al Comando della municipale di via Del Taglio il clima è teso. Per ora i sei vigili che hanno verbalizzato l'arresto di Emmanuel (quelli coinvolti nella presunta aggressione) sono rimasti al lavoro in attesa di una possibile convocazione della procura che avverrà solo dopo il riconoscimento foto, da parte di Emmanuel, degli agenti accusati. Soltanto due su sei sono rimasti a casa. Uno, venti giorni di prognosi e un problema al ginocchio, cammina con le stampelle. L'altro ha problemi ad una mano.