
Originalmente inviato da
*luciano
Bentornata, premetto che anch'io sono piuttosto impegnato dagli "obblighi" quotidiani, quindi gli spazi disponibili saranno limitati...
aggiungo senza troppi giri di parole che il mio per la psico è un'interesse personale che coltivo da anni, poi sicuramente arriveremo anche al perché...
quindi l'orientamento è pratico, patologia, piuttosto che teoria. Mi sono così presentato, passerò alla esposizione della mia posizione riguardo alla a e d.
Intanto è doveroso ricordare che a e d sono due disturbi di diverso origine, altrimenti creiamo confusione, inoltre mi piace palare sempre di disturbo maniaco-depressivo.
Non mi trovo a mio agio in quanto a cognitivistica, il tuo interesse, proprio perche il disturbo mentele, se sei daccordo, può non coinvolgere affatto la capacità del depresso o dell'ansioso in tale senso.
Penso che invece potrebbero saltare fuori degli elementi molto interessanti sul piano di sviluppo della discussione, dal momento che sarebbe mia intenzione, prendere le mosse proprio dall'individuo sofferente, piuttosto che dal disturbo in se.
Oggi... secondo me da sempre in medicina... e qui mi renderò antipatico a qlcn... si segue da vicino la patologia e si perde di vista l'ammalato. Eh no! qui non abbiamo a che fare con una frattura esposta o con una qualunque cardiopatia... qui c'è in ballo un individuo con la sua storia, le sue idee, i soui timori, il suo modo di relazionarsi, non la parte ammalata, ma la vita intera dell'individuo, percepito attraverso le sue manifestazioni, nel rapporto instaurato con lui, sia esso amichevole, sia esso casuale sia esso nel setting di un trattamento.
Quindi, e mi fermerei qui per ora, nei disturbi psichici (a parte quelli gravissimi, che intaccano l'apprendimento del malato), secondo me a e d, sindromi maniacali, schizofrenie, patologie deliranti, o allucinatorie, sono tutti "sintomi" delle malattie, ciò che esternamente ci comunica "qui c'è malattia", ma la cura, il "prendersi cura" del sofferente, la otteniamo soltanto con il rapporto intimo, umano, affrontando sul piano della vita di chi soffre non la malattia ma il malato.
A presto.