se un paziente vi mette le mani addosso come reagite?
Lo odiate, vero??
anche se prima gli volevate bene, ora lo odiate
se un paziente vi mette le mani addosso come reagite?
Lo odiate, vero??
anche se prima gli volevate bene, ora lo odiate
Io creo sogni, voi li uccidete
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Non credo che ci sia una risposta giusta....
Tutto va contestualizzato e dipende da tanti fattori...in che senso mani addosso? perchè? in che situazione?? e anche dopo aver saputo tutte queste cose, dipende dalla soggettività e dal vissuto della persona in questione, la risposta...
Non è detto che si Odi
Odio è una parola grossa secondo me....
Comportamenti non consentiti!!!ogni argomento un thread!!!!
Tieni sempre presente che la tua ferma convinzione di riuscire è più importante di qualsiasi altra cosa. (Abraham Lincoln)
Non è vero che i giorni di pioggia sono i più brutti, sono gli unici in cui puoi camminare a testa alta anche se stai piangendo. (anonimo)
Capita...
Magari è una buona occasione per capire cosa abbiamo sbagliato con quel particolare paziente.
Ma odiarlo... dipende dal danno che mi ha inflitto. Finora all'odio non ci sono ancora arrivato. Alla paura, al timore, in un contesto di transfert erotizzato, sì. All'odio ancora no.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
con i pazienti psicotici, Winnicott parla di "odio di controtransfert" (nell'articolo intitolato peroprio in questo modo, anche se riguarda la condizione psicotica e quindi non ha nulla a che fare con il fatto che un pz metta le mani addosso all'analista) descrivendo l'odio come un sentimento oggettivo che l'analista può provare verso certi pazienti, ed è necessario riconoscerlo perché ha un significato nel contesto dell'analisi con gli psicotici, e ovviamente va elaborato come ogni altro tipo di controtransfert.
Se un pz "mette le mani addosso" al proprio analista, sicuramente avrà un significato, essendo un acting-in ("agito in seduta", a differenza dell'acting-out che avviene fuori dal setting terapeutico).
E sicuramente un gesto così eclatante suscita dei sentimenti di controtransfert...non so se di "odio", probabilmente il tipo di sentimento suscitato nell'analista dipende da tante variabili in gioco.
Però è interessante che tu a questo acting-in associ un "odio" suscitato nell'analista. Forse è proprio questo lo scopo della presunta aggressione: suscitare odio là dove prima vi era "amore" (sempre secondo il punto di vista del pz).
Ultima modifica di Johnny : 23-01-2009 alle ore 18.57.30
Da come esponi l'accaduto non si evince se da parte del paziente si sia trattato di un'aggressione o di un approccio erotico. A me nel trattare pazienti con problemi comportamentali o di personalità dopo danni cerebrali acquisiti (ho lavorato a lungo in riabilitazione) mi è capitato qualche volta che qualcuno mi abbia messo le mani addosso, sia con intenzioni aggressive che erotiche. Qualche rara volta mi è capitato anche in psichiatria durante psicoterapie sperimentali di sostegno con pazienti psicotici. Devo dire che forse ho provato un po' di paura, ma odio mai.
Se 1987 è la tua data di nascita non puoi essere psicoterapeuta ma solo studentessa. Anche l'avatar, il font di scrittura scelto ed il modo di porre la domanda mi fanno pensare che sei molto giovane, sia di anni che di studio e di esperienza. Mi chiedo quindi quale era il tuo rapporto con il paziente se non vi trovavate in un setting psicoterapeutico. Se invece volessimo pensare che si trattava di un setting psicoterapeutico, per comprendere il comportamento del paziente sarebbe importante conoscere la diagnosi, il grado di patologia, le caratteristiche di personalità e molte altre cose.
Il comportamento del paziente va scomposto comunque in due aspetti: l'affetto che è a monte del "mettere le mani addosso" (aggressione o approccio erotico che sia) da un lato, la disinibizione dei meccanismi di controllo dall'altro. Ora, il provocare nel paziente sentimenti aggressivi può anche far parte, in certi casi, della strategia terapeutica, ma non mi pare che sia il tuo caso. Oppure li avevi provocati e poi non hai saputo gestirli e sono sfuggiti al tuo controllo? Se si tratta di aggressione, tu puoi aver influenzato o provocato l'affetto del paziente, ma non la sua disinibizione. Se si tratta di approccio erotico potresti invece aver involontariamente provocato la disinibizione, segnalando simpatia e disponibilità all'ascolto che lui ha scambiato per un "ok, ci sta". Tutte queste cose puoi chiarirle solo tu, io ho cercato di darti una traccia per esaminare l'accaduto.
Quanto ad odiare il paziente, direi che anche se gli psicologi non hanno un giuramento di Ippocrate come i medici, nel momento in cui si relazionano ad una persona che chiamano "paziente" (dal latino = colui che soffre, che patisce) con intenti terapeutici, sono moralmente legati allo stesso giuramento. Al primo posto nella relazione terapeutica deve quidi rimanere il bene supremo del paziente e non credo che ci sia spazio per l'odio.
Sotto l'effetto dell'alcool le emozioni sono ancora più amplificate.
E se ti prende male...dici e fai cose che non vorresti.
Ma se uno è bravo ti capisce e non ti odia.
Anche se è davvero dura non odiare una persona che ha fatto il diavolo e 4 per tutta la serata e ti ha aggredito gratuitamente, urlandoti in faccia di tutto.
E come si capisce? Cioè, adesso che è successo, che cosa bisogna fare? Da dove si riparte? Come si fa a farsi rivoler bene?
Non è che si rompe definitivamente il rapporto...?
acting-out
Interessante....
Forse è il paziente che si vuole fare odiare.
Ma perchè?!?!!?!?!?!!??!?!?!?!
Forse è l'ennesimo "mettere alla prova"
Io creo sogni, voi li uccidete
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???acting-out
la presunta aggressione avviene dentro o fuori dalla stanza d'analisi?
e cosa c'entra l'alcool?
se uno è bravo è libero di provare qualsiasi sentomento (odio, paura, coinvolgimento emotivo, ecc...) e poi di auto-esaminarsi questo sentimento e utilizzarlo a vantaggio del paziente (elaborazione del controtransfert)Ma se uno è bravo ti capisce e non ti odia
forseInteressante....
Forse è il paziente che si vuole fare odiare.
Ma perchè?!?!!?!?!?!!??!?!?!?!
Forse è l'ennesimo "mettere alla prova
Ultima modifica di Johnny : 23-01-2009 alle ore 21.44.01
Avviene fuori.
Ma che c'entra.
E' successo, e questo è l'importante.
L'alcool c'entra perchè è colpa dell'alcool se è avvenuta l'aggressione.
a vantaggio del paziente.
Quindi bisognerebbe indagare su quello che è successo. Perchè è successo ecc.
Hai ragione comunque, ognuno ha sentimenti diversi.
Magari non è odio, ma è quella sensazione di impotenza difronte a certe situazioni.
Io creo sogni, voi li uccidete
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Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Ma senza l'alcool in corpo, la persona non avrebbe MAI aggredito il proprio analista.
Forse la rabbia dentro era presente lo stesso, ma stava lì buona buona.
Riporto una cosa molto interessante che mi è stata scritta da una persona in pvt:
[...] penso che è come un bambino che a volte snerva e provoca i genitori per cercare da un lato il senso del limite di quello che può osare e dall'altro la sicurezza che anche se è "cattivo", mamma e papà lo amano lo stesso [...]
Ultima modifica di peste1987 : 24-01-2009 alle ore 10.43.04
Io creo sogni, voi li uccidete
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Sì, probabilmente hai ragione. Ma, vedi, nel tuo post precedente, hai parlato di "colpa". Che è un sentimento.
E l'alcool non ha sentimenti. Le persone possono averli. E, magari, quando provano sentimenti che non sono piacevoli, tendono ad affibbiarli a qualcun altro (o a qualcos'altro).
Colpa, se colpa c'è stata, può solo essere della persona. L'alcool, di suo, non ne ha, di colpe.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Veramente non si sta discutendo di nessun disturbo, anche se suppongo tu alluda al cosiddetto Disturbo Borderline di Personalità. Personalmente ho la sensazione che trattando i disturbi ci perdiamo per strada le persone o, peggio, corriamo il rischio che le persone credano di essere veramente quel disturbo. Non sempre questo avviene, ma è un rischio troppo grande che, a mio parere, non vale la pena di correre.E' quello che credo anch'io; l'alcol viene utilizzato per far passare all'atto qualcosa che comunque c'é (nel disturbo di cui si discute).
Ciao. Lucio
Saluti,
ikaro
Peste ho una curiosità, perchè fai questa domanda ai "terzi" di ops
pur avendo un rapporto da più di un anno, mi sembra di aver letto,
con la tua/o psicoterapeuta?
.....
mh.
Forse ho capito chi sei.
Perchè volevo sentire un po' come l'avrebbero presa loro.
Anche se so che ognuno ha la sua testa e reagisce in maniera diversa.
Mi premeva sapere cosa potesse suscitare un cosa del genere nel terapeuta, ecco.
Un po' per tranquillizzarmi, un po' per mettermi l'anima in pace
Io creo sogni, voi li uccidete
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