io prenderei il libro per quello che è: un romanzo.
Evidentemente l'autore ha i suoi problemi che traspaiono nei personaggi.
un'analisi, sia per la donna che per l'uomo (fra l'altro non capisco questa distinzione, bisognerà chiedere all'autore del romanzo

) ha come scopo, in parole povere, un "ampliamento dello spazio del pensiero", il che vuol dire che la persona scopre, attraverso un "lavoro" su di sé, nuovi orizzonti di senso nella propria vita, nel modo di vedere sé stesso, il mondo, gli altri.
Ad esempio, un ateo piò diventare credente, e viceversa un credente diventare ateo. Per quanto riguarda il "cinismo" e la "durezza", secondo me, bisogna vedere cosa si intende con quei termini. Faccio un esempio: se una persona va in analisi perché ha una diagnosi di "personalità dipendente" e quindi permette che venga maltrattata dal proprio compagno, il riuscire a mostrare "cinismo" e "durezza" verso il compagno può essere un segno di guarigione perché ha imparato a credere in sé stessa, rispettare sé stessa e non farsi mettere i piedi in testa.
Tanto per restare in tema con il libro, forse la chiave di lettura della vicenda è proprio questa. Un compagno che definisce la propria compagna "spazzatura", "schifezza", "baldracca", "genere femminile dedito al sesso e alla seduzione", non mi meraviglio che la donna del romanzo abbia chiamato la polizia per cacciarlo di casa

e forse questo coraggio l'ha trovato proprio grazie all'analisi e all'analista, che, agli occhi del compagno, diventa un alleato della compagna, da umiliare e disprezzare. Da qui la visione negativa della "depressione" e della "psicoanalisi".