Mia zia mi ha chiesto se avevo qualche libro
Mia zia mi ha chiesto se avevo qualche libro
Ultima modifica di paolo_86 : 21-06-2009 alle ore 15.06.22
Paolo!
personalmente penso che più che un libro le sia untile un sostegno da parte di un esperto....nei libri, purtroppo, non trovi il sostegno in questi casi...
Certo ci sono libri della erickson che aiutano i bambini nell'elaborazione del lutto, ma ci vuole cmq qualcuno che lo legga con loro e che abbia a sua volta elaborato il lutto.
Ultima modifica di pimo_eli : 17-06-2009 alle ore 07.17.54
CARO PAOLO, IL TUO MESS MI HA COLPITO MOLTO NON HO GUARDATO LA DATA MA TI RISPONDO LO STESSO.
PURTROPPO PRIMA DELL'ELABORAZIONE DEL LUTTO CI SONO ALTRI SENTIMENTI,NEGATIVI A VEDERLI E A SENTIRLI MA è NORMALE SIANO COSì.
PER SUPERARE UN LUTTO , COSì VICINO CI VUOLE MOLTO TEMPO .
SE TUA ZIA VORRà LEGGERE UN LIBRO VADA IN LIBRERIA A SCEGLIERNE UNO CHE LA COLPISCE E LE PIACE MAGARI CON I SUOI BAMBINI!O ACCOMPAGNATA DA TE!!!!IN QUESTI CASI LA FAMIGLIA DEVE STARE VICINO INCONDIZIONATAMENTE E SOPRATTUTTO LEI VICINISSIMO CON I SUOI FIGLI CHE SONO IN UNA FASE MOLTO MA MOLTO DELICATA!!!IL METODO CHE IN PSICOLOGIA CI FANNO PIù STUDIARE IN QUESTI CASI è..AFFRONTARE CIò CHE FA MALE ...è L'UNICO MODO , VIENE PRIMA DI TUTTI GLI ALTRI CHE NON SONO MODI MA SOSTEGNI.SE HA BISOGNO PUò ANDARE DA UNO PSICOLOGO A FARE DUE CHIACCHERE , LI POTREBBE CONOSCEREALTRE PERSONE CHE CI SONO PASSATE.MI RACCOMANDO 18 E 8 ANNI SONO POCHI ANCORA DI PIù DEI 35 (DA CONSIDERARE UGUALMENTE PER CARITà )PERCHè LE COSE CHE AFFRONTI E COME LE AFFRONTI ORA SONO PER SEMPRE. MA S AFFRONTANO E LA SOFFERENZA SI BUTTA FUORI!!!NON DENTRO . CIAO
MARILENA![]()
Benvenuta Marilena.
Per prima cosa vorrei ricordarti che scrivere in maiuscolo in un forum equivale ad urlare, quindi di consiglio, per le prossime volte, di scrivere in minuscolo.
Mi sorprende, purtroppo, leggere che si va dallo psicologo per due chiacchiere....diciamo che lo psicologo non è pagato per fare 2 chiacchiere, quelle le fai con un amico/parente.
E' giusto che si deve affrontare ciò che fa male, ma quento non vuol dire prenderlo in faccia come una tranvata (scusa per l'espressione molto concreta, ma rende parecchio l'idea).
Se non erro, sono già passati 5 anni dalla morte di questo padre/marito e forse serve effettivamente l'intervento di un esperto per aiutare la famiglia ad elaborare il lutto e "chiudere" questa porta per continuare a guardare al futuro.
Buona giornata
Elisa
Concordo Pimo, inoltre affrontare ciò che fa male vuol dire proprio elaborare, affinchè il dolore e tutti gli altri sentimenti legati trovino riconoscimento, espressione ed adeguata collocazione, evitando che permangano e si rinforzino in uno stato di prolifica diffusione auto ed etero-distruttiva.
affrontare ciò che fa male viene prima dell'elaborazione quest'ultima si chiama così per questo.potete consultare una delle fonti più autorevoli : Davinson e tanti altri .
scrivere maiuscolo ...non è stato fatto a posta si usa da sempre..dal tono si capisce che non urlo.
Ho precisato che non so quando sia stata scritto quel messaggio ne se sono trascorsi 5 anni .il mess al quale ho risposto non lo diceva. tuttavia il mio consiglio non è disprezzante il tuo ..pimo..ma è semplicemente diverso , per cui può essere commentato in un altro tono che , anche se mascheri scrivendo minuscolo si sente. evidentemente il mio percoso di studi e di vita è differente dal vostro .ma non posso farci nulla , so quello che dico e si accetta bene altrementi nulla. si chiama consiglio apposta, e lo posso dare qui perchè ne ho il diritto . fare due chiacchere si capisce bene che è un modo per alleggerire se c'è uno psicologo come tanti che conosco e che sono stati anche miei docenti sono sicura che leggeranno tra le righe senza infastidirsi come me d'altronde .
grazie per il benvenuta.![]()
Ultima modifica di marylena : 19-06-2009 alle ore 11.46.00
Nel messaggio iniziale, che risale a qualche giorno fa, è specificato che sono passati 5 anni, quindi basta leggere bene i messaggi.
Poi scrivere in maiuscolo non si usa da sempre, ed è contrario alla netiquette, perchè appunto equivale ad urlare. Non equivale ad essere aggressivi, ma urlare è "fastidioso". Ed è una regola presente in qualsiasi forum.
Inoltre se hai letto bene il messaggio di pimo, e quello di giunone poi, dicono che è giusto affrontare il problema, ma visto che in 5 anni non sono ancora riusciti a superare il lutto, probabilmente sarebbe più utile l'aiuto di uno specialista, piuttosto che leggere un libro.
Ed uno specialista con cui si trovino bene loro, indipendetemente dall'orientamento. L'espressione "fare 2 chiacchiere" può dare fastidio, perchè purtroppo tanta gente pensa ancora che dallo psicologo si facciano appunto 2 chiacchiere, come con gli amici al bar e non c'è nessuna differenza. Anche se capisco che tu l'hai detto in senso buono, e non dispregiativo
Mentre il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito
Non ti curar di loro, ma guarda oltre e passa
Mi chiedo Cosa intendi per affrontare.
Cmq consulta anche tu non una, ma più fonti autorevoli:
Bowlby, 1972, 1975, 1982, 1983;
Campione, 1990;
Cassibba, 2007;
Couldrick, 2001;
Ferrari, 2005;
Fitzgerald, 2002;
Kast, 2005;
Markham, 1997;
Oppenheim, 2004;
Sunderland, 2006.
Tanto per citarne alcuni.
Cosa intendi per affrontare?
Ultima modifica di GIUNONE : 19-06-2009 alle ore 15.26.22
La questione minuscolo/maiuscolo è stata spiegata, forse meglio, da calethiel; la mia era solo un'osservazione e un consiglio per i post prossimi.
Ammetto che mii ha dato fastidio il "2 chiacchiere" detto da un collega (o futuro collega), per quello che l'ho puntualizzato. Tutto qui. Certo che spesso con i pazienti utilizzo quella frase, ma generlamente non mi è propria in discussioni professionali, anche perché ti assicuro che si sono molti colleghi (non psicologi) che sono realmente convinti che lo psicologo faccia "2 chiacchiere" (nel senso più dispregiativo del termine) e che quindi sostanzialmente non serva a nulla se non a fare compagnia ai vecchietti (frase che mi è stata detta).
Comunque chiarito "l'equivoco", torniamo all'argomento del 3d.
Sono d'accordo sul fatto che si debba affrontare il problema, ma uno specialista è proprio ad affrontare il problema che ti aiuta; una volta affrontato lo si elabora.
a mio modesto parere, "leggere libri" non serve ad elaborare qualcosa...per elaborare c'è bisogno della presenza di un Altro con cui dialogare, questo lo puoi fare solo con qualcuno in carne ed ossa che ti ascolti, interagisca, e porti un punto di vista diverso e Altro rispetto al tuo che ti aiuti ad elaborare, appunto (nella psicologia dinamica mi viene in mente il concetto di "Terzo Analitico" di Ogden).
Leggere un libro invece vuol dire intraprendere un'attività tra sé e sé e non serve a nulla per fare un lavoro di elaborazione, un po' come pensare tra sé e sé.
Ultima modifica di Johnny : 21-06-2009 alle ore 19.30.09
Se la signora chiede un libro 'di psicologia' significa che è già su quella via, si tratta di facilitarla nell'arrivare a chiedere un aiuto, ma non spingerla a farlo (che potrebbe avere un effetto opposto). Sicuramente leggere un libro non è fare un lavoro di elaborazione del lutto, non in senso analitico almeno, ma non sottovaluterei le possibilità di questa richiesta da parte della signora, francamente non le consiglierei un libro di psicologia con le istruzioni, io cercherei qualcosa di letterario, ma sarebbe bene che potesse parlarne con qualcuno cioè inscrivere questa elaborazione in un legame, altrimenti resterebbe effettivamente un pensiero fra sé e sé.a mio modesto parere, "leggere libri" non serve ad elaborare qualcosa...per elaborare c'è bisogno della presenza di un Altro con cui dialogare, questo lo puoi fare solo con qualcuno in carne ed ossa che ti ascolti, interagisca, e porti un punto di vista diverso e Altro rispetto al tuo che ti aiuti ad elaborare, appunto (nella psicologia dinamica mi viene in mente il concetto di "Terzo Analitico" di Ogden).
Leggere un libro invece vuol dire intraprendere un'attività tra sé e sé e non serve a nulla per fare un lavoro di elaborazione, un po' come pensare tra sé e sé.
Saluti,
ikaro
PS A me viene in mente Freud, prima di Ogden!
Ultima modifica di ikaro78 : 21-06-2009 alle ore 23.43.34
Ah si?...il metodo che ci fanno studiare è ''affrontare ciò che fa male''? Beh...a questo punto non si capisce perchè ci siano ancora facoltà e specialità aperte visto che mia nonna, fin dalla mia tenera età e senza leggere libri, era su questa linea ''teorica'' e ''clinica''...La sofferenza ''si butta fuori non dentro''...suvvia! Non siamo mica su un reality...che diavolo significa questa espressione da canale 5?!
Vabbè...se divento ministro, la facoltà di psicologia me la sistemo a dovere...
A parte gli scherzi, ho capito veramente poco di questo intervento.
Per il resto mi associo a ikaro per le precisazioni ''serie''...il ''libro'' è solo un ponte e da solo non potrà fare certo breccia. Meglio una raccolta di poesie a questo punto che uno sterile manualetto. D'altro canto, se questo 'desiderio cartaceo' diventa anch'esso 'sintomo' saremo sulla buona strada.
Saluti,
Luigi
Ultima modifica di luigi '84 : 22-06-2009 alle ore 03.14.09
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Ciao, Paolo! Ma....come mai hai azzerato il testo del post che avevi scritto?