Da un pņ, mi sono accostata al pensiero buddista di Thich Nhat Hanh.Scoprire il respiro, imparare l'ascolto profondo, praticare la consapevolezza, sono solo alcune delle tappe fondamentali del suo pensiero ed in generale di tutte le religioni orientali che localizzano il sč nel ventre. Una persona centrata in quel punto sarą in armonia sia col mondo interiore che con quello esteriore e stabilisce un contatto con il terreno sotto e con il cielo sopra; č allora parte del tutto e tutte le sue relazioni sono armoniose.
So bene, che il termine sč acquista il suo significato e "forse" localizzazione a partire dall'orientamento teorico che ne dispone l'impiego e ne decide l'uso, ma sarei molto interessata a capire se anche in ambito psicoanalitico oltre che sicuramente in quello bioenergetico, si accetta questa teoria.
A mio avviso la percezione di sč o la coscienza di sč sono la consapevolezza del corpo nella sua risposta pił spontanea: il sč č il corpo che comprende la mente, č il corpo che reagisce indipendentemente dall'io. Quindi sono pił cosciente di me quando sono stressato, affamato, eccitato o provo sensazioni profonde di dolore o piacere, sensazioni che infatti vengono definite "viscerali". Ogni esperienza č fisica. Se qualcosa ci fa ridere, il diaframma sobbalza: ecco il corpo. Quando piango, dai miei occhi scorre liquido salino. Riecco il corpo. Un'emozione ha ha due componenti, uno mentale percettivo, uno corporeo. Percepire un movimento corporeo interno da luogo ad una sensazione o ad un'emozione. Piangere č il meccanismo pił essenziale per scaricare il dolore: dopo, la disperazione si allevia, come se si uscisse da un pozzo verso la luce del sole.
Scusate se riprendo un tema gią discusso, ma forse questa č una prospettiva un pņ diversa per trattare l'argomento.
Ciao








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