Ragazzi...
mi è stato suggerito di aprire una nuova discussione, dato che ho un dubbio:
può l'analista personale coincidere col supervisore dei clienti/pazienti?
grazie![]()
Ragazzi...
mi è stato suggerito di aprire una nuova discussione, dato che ho un dubbio:
può l'analista personale coincidere col supervisore dei clienti/pazienti?
grazie![]()
Solitamente no, ma dipende se ti riferisci ad analista parlando di psicoanalista o usando il termine in modo generico. In alcuni orientamenti non ci sono, infatti, distinzioni così nette come in psicoanalisi.
Saluti
gieko
A onor del vero le distinzioni nette non ci sono nemmeno in psicoanalisi, è possibile che il proprio analista sia anche quello che segue il controllo.Solitamente no, ma dipende se ti riferisci ad analista parlando di psicoanalista o usando il termine in modo generico. In alcuni orientamenti non ci sono, infatti, distinzioni così nette come in psicoanalisi.
Saluti,
ikaro
analista in quanto analista transazionale!
credo che il proprio analista sia il miglior supervisore in quanto scorge più facilmente eventuali errori o accorgimenti vari...proprio in qualità del fatto che conosce bene le nostre risposte controtransferali...che dite?
Ripetola risposta che avevo già dato il altro post...è possibile,nessuno lo vienta, ma per il mio personale parere è meglio che siano distinti.
Eh, immagino.. Ma il punto è che non è affatto chiaro il perchè le 2 figure debbano essere per forza distinte. Ora, non dico che sia un male tenerle distinte, ma vorrei capire perchè lo ritieni necessario.Non mi è mai capitato di sentire di qualcosa del genere. So di pochi casi in cui l'analista è diventato supervisore dopo aver terminato l'analisi, ma in contemporanea non ne ho mai sentito parlare...
Saluti,
ikaro
Beh, ma si tratta di aree di intervento che sono in continuità, se anche si sovrappongono qual è il rischio? Se l'analista, in supervisione, occupa la posizione del supervisore perchè dovrebbe perdersi quello sguardo?Che si sovrappongono aree di intervento e funzioni logiche, col rischio di perdere la richezza di un altro sguardo, quello del supervisore appunto.
Ritengo che ci siano diversi ordini di motivi. In primo luogo la distinzione è a salvaguardia del lavoro di analisi, dove il presupposto logico sono le libere associazioni finalizzate al processo di cura dell'analizzando mediante la creazione di un campo analitico (nevrosi di transfert). In una supervisione il lavoro ha una finalità differente (verifica di un caso) e quindi utilizza strumenti differenti. Il presupposto non sono le libere associazioni, ma l'esposizione del caso ed il lavoro è finalizzato a valutare le caratterstiche del campo creatosi tra candidato e paziente (e non tra supervisiore e candidato). Sinceramente vedo come piuttosto problematica la possibilità di scindere queste due funzioni, visto che il setting (in entrambi i casi) va possibilmente lasciato il più sgombro possibile. Esercitare le due funzioni in contemporanea va nella direzione opposta.
Il secondo motivo è l'evitamento dell'autoreferenzialità: per questo ritengo che l'opportunità di fare supervisione con almeno 2 analisti, oltre che disgiungere le figure di analista personale e supervisore, sia buona cosa. La coppia analitica, per quanto creativa e produttiva, viaggia comunque su binari limitati dalla relazione che si è instaurata tra analista e paziente. Mettersi a confronto con un altra persona o due (o più...) significa poter cogliere in maniera più ricca le sfaccettature.
Saluti
gieko
Se ho ben letto nell'altro post, mi sembra di capire che non sia stata una tua idea/fantasia quanto una proposta dell'analista che VUOLE farti da supervisore.
Credo che questo sia un elemente in più sul quale riflettere...
a me in questo caso sa di controllo, di non accettare la crescita dell'altro, di voler a tutti i costi non abbandonare un rapporto anche economico semplicemente cambiando i termini, ...
Se invece ho capito male ed è il contrario, mi interrogherei comunque sul perchè a te sia venuta una simile fantasia: non vuoi terminare il rapporto con lui, la vostra coppia ti dà una maggior sicurezza nell'iniziare a lavorare, non riesci ancora a viverti come pari ma devi mantenere un rapporto "subordinato", ...
Insomma non so cosa sia giusto o sbagliato a priori, ma credo che comprendere i motivi di questa scelta sia già un grosso passo per risolvere il quesito (che può avere diverse risposte a seconda delle variabili in gioco...)
Vimae
Sì, ma perchè un lavoro di supervisione con lo stesso analista avrebbe ricadute sul lavoro di analisi, in quanto basato sulle libere associazioni?In primo luogo la distinzione è a salvaguardia del lavoro di analisi, dove il presupposto logico sono le libere associazioni finalizzate al processo di cura dell'analizzando mediante la creazione di un campo analitico (nevrosi di transfert).
Ok, vedi sopra.In una supervisione il lavoro ha una finalità differente (verifica di un caso) e quindi utilizza strumenti differenti. Il presupposto non sono le libere associazioni, ma l'esposizione del caso ed il lavoro è finalizzato a valutare le caratterstiche del campo creatosi tra candidato e paziente (e non tra supervisiore e candidato).
Bisognerebbe capire sgombro di cosa. Non è che si va a giocare a freccette con l'analista-supervisore, io non vedo due direzioni opposte, vedo 2 lavori che sono in continuità, specialmente nella formazione psicoanalitica.Sinceramente vedo come piuttosto problematica la possibilità di scindere queste due funzioni, visto che il setting (in entrambi i casi) va possibilmente lasciato il più sgombro possibile. Esercitare le due funzioni in contemporanea va nella direzione opposta.
Mah.. Sicuramente è interessante fare supervisione con 2 analisti diversi, resto comunque convinto che sia possibile, e al tempo stesso che possa essere altrettanto produttivo, fare una supervisione con il proprio analista.Il secondo motivo è l'evitamento dell'autoreferenzialità: per questo ritengo che l'opportunità di fare supervisione con almeno 2 analisti, oltre che disgiungere le figure di analista personale e supervisore, sia buona cosa. La coppia analitica, per quanto creativa e produttiva, viaggia comunque su binari limitati dalla relazione che si è instaurata tra analista e paziente. Mettersi a confronto con un altra persona o due (o più...) significa poter cogliere in maniera più ricca le sfaccettature.
Saluti,
ikaro