Non tutti gli atti di violenza vengono percepiti e raccontati dagli uomini allo stesso modo. Alcune forme di violenza sono considerate talmente “normali“ nel vissuto maschile da non essere viste come violenze ed essere ricordate solo vagamente. Si tratta per esempio di atti di violenza fisici in pubblico, come le risse, considerate "normali” diverbi. Altre forme di violenza sono tabù, al punto da spingere coloro che le subiscono a non parlarne o a rimuoverle. Questo vale specialmente per la violenza sessualizzata contro gli uomini. (...)Gli uomini vittime di violenza si sentono spesso colpevoli e corresponsabili della violenza subita, proprio come accade alle vittime donne. Ma rischiano tuttavia più delle donne di non essere creduti. Gli uomini che subiscono violenze, specialmente se domestiche, hanno grossi problemi di credibilità. Pertanto dalle persone esterne si attendono incomprensione e rimproveri anziché aiuto. Molti uomini non ammettono peraltro di essere vittime. Non si riconoscono in questa immagine. Per loro, l’essere vittime di violenza non si concilia con l’immagine di “vero uomo” veicolata dalla società. Molti sono convinti che da loro ci si aspetti che siano forti e in grado di farsi valere e di difendersi da soli. Questa è una delle ragioni per cui pochissimi uomini chiedono aiuto e solo alcuni si rivolgono a un consultorio (Consiglio d'Europa 2005).