Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
E’ possibile fare un esempio di cos’è uno “scarto” esorbitante dell’Immaginario e di come si ricomprende nel Simbolico?

Mi sa che c’è proprio bisogno di qualche esempio, proprio come quando la maestra alle elementari spiegava qualcosa in generale e nessuno ci capiva un’acca, e così quasi tutti chiedevano un esempio .

Qualcosa forse l'ho afferrata, ma non capisco che significa essere prigionieri di un'immagine, mia madre mi rimanda un'immagine di me ed altre persone tutt'altra, io sono più o meno consapevole che tutti tendono a dirmi cosa e chi sono e viceversa lo faccio anche io con gli altri.
Ora ci sono immagini corrispondenti ed immagini non corrispondenti a qualche fatto effettivo, (se uno mi rimanda l'immagine di me coi capelli in testa, qualcosa non funziona tanto bene perché io non ce li ho in testa i capelli, e lo vedo bene), ci sono immagini dissonanti, una persona crede che io sia fatto in un certo modo un'altra diversamente, ecco una cosa del genere l'osserva anche il protagonista del libro di Pirandello e per liberarsi di tutte queste immagini sfocia in un'altra forma di pazzia in cui cerca di distruggere tutte queste immagini "riflesse".

Io l'immagine che gli altri hanno di me cerco di sfruttarla per i miei interessi quando non è un mio interesse che l'altro abbia e costodisca una certa immagine di me. E' quando la cosa non funziona bene che io mi incavolo; non funzione proprio quando mi interessa che l'altro abbia un'immagine positiva di me (è soprattutto nelle relazioni affettive che capita questo), per "convincere" qualcuno a cambiare l'immagine che ha di me spesso devo faticare troppo e sacrificare troppo, ora 'sto simbolico cosa fa? Come funziona? Io non ho capito bene.
Io stesso come faccio ad essere prigioniero di un'immagine? L'immagine che la mamma e un altro mi rimanda se l'è costruita lei/lui in relazione anche a certe cose che faccio e dico io, ora quel che interessa a me è ottenere quel che desidero, se desidero che un altro abbia un'immagine positiva di me, e desidero però fare pure cose che non riescono a generare questo tipo di immagine nell'altro (ammesso che sia possibile farlo, in molte situazioni sì), non è che sono prigioniero di un'immagine, c'è un conflitto di fondo, perché in fin dei conti sono sempre io a desiderare di accontentare l'altro/la mamma per poter avere un'immagine positiva: là dove il bimbo la mamma la riesce a fregare è felice , perché può mangiare dolci e cioccolato senza essere scoperto e la mamma continuerebbe così a custodire un'immagine positiva del bimbo perché al bimbo serve anche l'affetto materno. Cambiando quel che c'è da cambiare cose del genere capitano in tutte le relazioni affettive.
Se il simbolico mi permettesse di aggirare questo tipo di ostacoli, mi sarebbe utile. Però non ho capito ancora come funziona e cosa dovrei fare.

Comunque aspetto un esempio esplicativo può darsi che non ho capito ancora bene cos'è questo Immaginario.



L’idea di riformulare qualcosa con altre parole comunque per me non è stupida, è utile per mostrare che dietro ad un discorso c’è qualcosa di più concreto e solido. Se la tua maestra lalangue ti diceva questo, io sarei d’accordo con la tua maestra delle elementari (si può?), che ti devo dì.

Saluti e buonanotte
Dicevamo che Melanie Klein ha colto in pieno il versante dell'immaginario, presentificando, con le sue teorie, il registro dell'Immaginario e del suo sviluppo nel bambino. Accade che il bambino sia preso in una relazione diadica con la madre (con il seno), da cui riceve nutrimento ed affetto. Il bambino trae soddisfazione e prova gratitudine per quello che riceve, ma prova anche risentimento quando non viene nutrito al momento giusto (quando lui vorrebbe) e invidia per questo ente, al di fuori del suo controllo, che dispensa soddisfazione e frustrazione "a caso".
Questo "caso" dipende da una serie infinita ed insondabile di fattori, tra cui i più noti sono la capacità del bambino di tollerare la frustrazione e la fiducia che la madre riuscirà a sopravvivere alla sua aggressività: il bambino, a volte, sperimenta dei vissuti aggressivi rispetto al seno che lo nutre, temendo poi che, per il grande potere che lui assegna ai suoi pensieri (Immaginario), il seno stesso possa esserne annientato, oppure che il seno stesso reagirà in maniera distruttiva ai suoi attacchi.
Tutto ciò viene spezzato, interrotto e risignificato dalla castrazione: c'è qualcosa che si frappone tra il bisogno e la sua soddisfazione, tra il desiderio e l'oggetto. Questo "qualcosa" è il padre, il terzo. Le risignificazioni di questo impedimento sono i Nomi del Padre, una possibilità di trasformazione psichica di quanto avviene a livello della relazione. Il registro del Simbolico permette questo tipo di trasformazione. I paranoici, ad esempio, non riescono a lavorare su questo registro, perché per loro il "caso" non esiste: tutto dipende dalla volontà (malevola) di Qualcuno. Non ci può essere simbolizzazione, non ci può essere significazione, il dolore non può divenire psichico se non a prezzo di rientrare nel solito schema relazionale del "qualsiasi cosa io faccia, Qualcuno ce l'ha con me". Il "caso" non è tollerato, perché esporrebbe ad un'angoscia ancora più forte (di frammentazione della realtà, fatta a pezzi da un'aggressività in-comprensibile).
Nell'ambito nevrotico, il registro del Simbolico permette delle trasformazioni che favoriscono il raggiungimento di una parziale soddisfazione: la soddisfazione che si prova nel lavoro, ad esempio. A volte il registro del Simbolico si inceppa, operando trasformazioni che non permettono questo tipo di soddisfazione: alcuni sintomi nevrotici sono formazioni di compromesso tra il riconoscimento del bisogno (meglio: del desiderio inconscio) e l'angoscia di una sua realizzazione. L'indecisione degli ossessivi e la loro successiva iper-strutturazione razionalizzante può essere un buon esempio.