Amplio il tema introdotto con la citazione di Scott Baum nell'intervento precedente riportando la traduzione di una rticolo di Levine e coll.: The Body Self in Psychotherapy: A Psychomotoric Approach to Developmental Psychology in: "Body, Breath and Consciousness - A somatic Anthology". Il brano che ho scelto di condividere è parte di un capitolo intitolato "Psychotherapeutic Strategies", a pag. 62-67 del libro citato.

"Lavorando con pazientei il cui senso di base del Sé è debole o disturbato, gli approcci corporei offrono dei nuovi e significativi strumenti di intervento. Quando si pone, all'interno della relazione terapeutica, l'accento sull'esperienza sensoriale e cinestetica oltre che sui pensieri e sui sentimenti, diventa più facile lavorare con adulti la cui personalità è stata costruita attraverso l'abuso fisico o sessuale, o che sono stati soggetti di esperienze distruttive nei primi tre-quattro anni di vita (compresi i cosiddetti "borderline" e le "personalità narcisistiche").
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Gli autori hanno riscontrato che pazienti di questo genere presentano occasionalmente la capacità di assorbire direttamente una serie di informazioni che percepiscono dal corpo del terapeuta attraverso il contatto. Questa modalità sembra essere un modo normale, per quanto poco noto e ancor meno compreso e studiato, di apprendere dall'esperienza, in modo particolare tra i bambini. Così, gli adulti con strutture caratteriali dominate da esperienze distruttive e frammentanti nei primi tre o quattro anni di vita, presentano questa forma di processo di apprendimento per identificazione.
Nel processo terapeutico, questo processo viene spesso considerato come una forma di identificazione proiettiva da parte dei terapeuti, e considerato utilizzabile in senso diagnostico.
Verso la fine di una seduta, una donna di trentacinque anni di età, dopo una regressione al perido della sua prima infanzia, nella quale aveva ri-sperimentato la psicosi post-partum della madre e la sua stessa esperienza di deprivazione, stava rannicchiata tra le braccia del terapeuta. IL terapeuta era rilassato, guardava ad un albero fuorid alla finestra, godendo del calore del contatto corporeo e del gioco del vento tra i rami dell'albero.
Improvvisamente, la paziente osservò: "A te piace vivere!" (ma una traduzione alternativa sarebbe: "Tu sei felice/contento di vivere". La frase originale è "You enjoy living!"). "Sì", replicò il terapeuta, leggermente sorpreso. "Posso sentirlo (sense) proprio qui, adesso. Mia madre non era in grado di fare una cosa del genere, non poteva godersi la vita, essere felice di vivere. E' come se io non avessi mai imparato dall'interno, da dentro come si supponeva io dovessi sentirmi" (It's as if I never learned from the inside how that's supposed to feel)!".
Attraverso sottili, leggeri cambiamenti nella postura del corpo, nel respiro e nel battito cardiaco del terapeuta, la paziente aveva percepito i sentimenti del terapeuta in quel momento, utilizzandolo come un modello per consentire a se stessa di far emergere il suo amore per la vita".

Per una spiegazione possibile di avvenimenti clinici di questa portata in termini sia psicologici che neurobiologici vedi i lavori di Nicoletta Cinotti, in particolare la sua prefazione al testo di Allan Shore sulla regolazione degli affetti edito da Astrolabio e l'articolo "Eva Reich e il logaritmo" riguardante l'utilizzo della "tecnica del minimo stimolo" in analisi bioenergetica comparso su Grounding, n° 2, 2008, pagg. 69 e segg.

Buona vita

Guglielmo