Personalmente preferisco concepire la matrice del transfert/controtransfert come campo bipersonale in cui il dispositivo analitico permette di immergersi e di emergere. L'interpretazione è il risultato di questa immersione e toglie terreno alla funzionalità dei vettori che permeano il campo. Prima ancora che rendere esplicito, l'interpretazione perturba l'equilibrio patogeno. Questo permette di complessificare ed arricchire il campo, restituendo libertà.
Secondo me è meglio non mettere in mezzo parole come "libertà". A gran voce ci vogliono liberare sempre tutti da qualcosa, e la destra e la sinistra e i sindacati e gli industriali e questo e quell'altro tizio di questa o quella religione... Tutti ci vogliono sempre liberare, però sempre da quello che intendono loro come oppressivo ed incatenante. Così nessuno si preoccupa mai davvero né di afferrare, né di affrontare davvero i problemi che attanagliano una certa specifica persona.

Tu vuoi metterti a perturbare degli equilibri, ma qualcuno te lo ha mai chiesto apertamente di far questo gieko? Una persona si rivolge a te, ma tu ti poni mai il problema "Questo tizio cosa mi sta chiedendo di fare?"

Questo problema a monte voi ve lo ponete mai? O è un qualcosa di secondario? E' facile rendere "libere" le persone definendosi a piacere cosa sia questa "libertà" per loro, senza stare mai a sentire queste ultime cosa ne pensano liquidando così tutto questo come una "resistenza". Questa "libertà" come la intendete voi interessa all'altro davvero? Quali sono i vincoli di cui si sta lamentando l'altro adesso?

Un saluto