Dunque conclude, anche se "conclude" è una parola grossa, perché ogni psicoanalista che si rispetti ricerca e trova qualcosa, ma non smette mai di cercare, che la coscienza del proprio mondo interno, quello che Freud aveva definito semplicemente come coscienza, è un momento relativamente breve dell'attività psichica. Questo momento, inoltre, può essere particolarmente doloroso se avviene durante la transizione, la crescita, da un'identità ad un'altra. Questo perché, spesso, si ottunde la coscienza del proprio mondo interno per evitare il contatto con il dispiacere, che può derivare dalle proprie limitazioni (interne od esterne ha poca importanza). In ogni caso Bion spinge alla ricerca di "O", che postula come "realtà ultima" e che egli stesso definisce come irraggiungibile (insomma: "continua a cercare, perché solo così potrai scoprire territori nuovi ed espandere il tuo mondo interno").
P.S.: può essere un momento realmente pericoloso, quello dell'autocoscienza, nel momento in cui una persona non riesca a tollerare la frustrazione e/o la sensazione di non sapere, di non avere punti di riferimento, di smarrirsi. A quel punto possono succedere delle cose veramente spiacevoli, quali, ad esempio, una frammentazione psicotica (non transitoria).









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