A dir la verità è un concetto che ho sentito in un'intervista ad un vostro illustre collega che si riferiva ai casi di innamoramento da parte del terapeuta. In effetti, non rendersi conto in modo tempestivo delle corde che vengono smosse dal paziente/cliente e provvedere di conseguenza potrebbe far pensare ad una vera e propria omissione di soccorso.
Ma se anche vengono prese le contromisure in tempo, non viene recato comunque un danno al paziente che magari ha già condotto una terapia da molto tempo e che si ritrova a cominciare tutto daccapo con notevoli ritardi nel suo processo di guarigione?
Quali strumenti le varie terapie prevedono per arginare questa possibilità?
Ed ancora, esiste un periodo, un modo ed una motivazione "responsabili" in cui decidere la non presa in carico di un paziente/cliente?
Ed infine esiste un diritto di cura psicologica valido per chiunque (gradito o sgradito al terapeuta), oppure lo psicologo può essere considerato come un qualsiasi professionista che può decidere a suo insindacabile giudizio di non accettare l'incarico professionale?

Saluti