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  1. #10
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    Data registrazione
    21-03-2008
    Residenza
    Salerno
    Messaggi
    1,546

    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da luigi
    Guarda: io capisco che tra addetti ai lavori si discuta su sfumature e cavilli di ordine teorico, storico e clinico ma non capisco proprio dove tu trovi la forza o la giustificazione per portare avanti discorsi talmente 'duri' e legnosi che mi ricordano tanto i tempi del positivismo logico, quando si credeva che col concetto di causalità contemplato dalle loro rispettive ignoranze sarebbe svanito l'enigma del mondo. Mi sembra oltretutto poco educato nei confronti di chi (gieko per esempio, quanta pazienza!)sta a risponderti pazientemente su queste cose.
    Delle due l'una: o non ti interessa l'argomento 'psicoanalisi' (e i problemi che suscita) e la smetti di scrivere le solite cose o ti interessa ed hai l'accortezza di prendere le opere di Freud ed incominciare da lì. E forse pian pianino capirai che la struttura non è affatto 'invisibile' ma si palesa in ogni attimo, corporeo o meno, della tua 'vita quotidiana' e non è neanche tanto 'profonda' in senso romantico ma semplicemente 'inconscia'. Più di cento anni di clinica insegnano roba del genere. Se poi vuoi addirittura mettere in dubbio la realtà dell'inconscio, avanti; ma ti aspetta una impresa da titani dato che i luminari più ingegnosi nelle cosiddette scienze naturali e finanche l'ossessiva riflessione (chiamiamola epistemologica..) di qualche 'filosofo' analitico non è riuscita a smascherare questa 'demoniaca' intuizione. E così oggi si parla di inconscio un pò da tutte le parti: in neurobiologia, in neuropsicologia, in psicologia cognitiva ecc ecc...ma intanto, per chi non volesse aspettare i lumaconi 'scientifici', ti segnalo che una clinica dell'inconscio era fiorente già nella seconda metà dell'ottocento...parti da lì se vuoi capire cos'è l'inconscio, oppure aspetta i lumaconi......o impara il pugilato! Che forse più del golf ha un potere perturbatore e riesce meglio in una riorganizzazione strutturale...con la speranza che abbia anche il potere di farla venire alla luce del giorno questa benedetta struttura...
    Io non ho parlato quasi da nessuna parte di inconscio (negli ultimi messaggi non ho citato proprio questo termine), sei stato tu adesso ad introdurre questo concetto interpretando quello che ho scritto in questo modo. In fin dei conti se penso qualcosa dipenderà anche da come sono costituito adesso, non conosco nei minimi dettagli il mio funzionamento o le svariate organizzazioni sottostanti, io non sono onnisciente, perciò buona parte dei miei vari tipi di organizzazione resteranno non coscienti, ossia non conosciuti da me, quindi non è certo il concetto di inconscio che volevo criticare o mettere in discussione.

    Che siamo organizzati in svariati modi è ovvio, ed è ovvio anche che non li conosciamo tutti (molti risultano non coscienti), quello che metto in dubbio è che tutti i disturbi di personalità siano descrivibili grazie a certi tipi di organizzazioni o strutture nascoste uniformi e conformi a certi tipi di personalità.
    Insomma non mi convince il fatto che se esiste una qualche similarità al livello di personalità di due individui, debba esistere anche una forte similarità tra i modelli di organizzazione da descrivere utili per determinare strategie di modifica della personalità di questi due individui.

    Un "modello di terapia perturbativo" (chiamiamolo così) come quello che propone gieko potrebbe andare bene in certi casi, in altri magari risulta più efficace un modello che tenga presenti le capacità cognitive e le abilità dell'individuo, in altri un modello vicino all'idea del blocco di certi impulsi. Un tipo di personalità timida, ad esempio, non è detto che possa essere modificata facendo uso del "modello perturbativo": la timidezza, un insieme di tratti di personalità presenti in diversi individui potrebbe sia dipendere da una qualche forma di inibizione o blocco di certi impulsi, sia dall'assenza effettiva di certe capacità relazionali perché non le si è mai sviluppate. Entrambi questi modelli potrebbero andare bene a seconda dei casi, non è detto che debba esistere un unico modello che vada bene per descrivere tutto anche se superficialmente si notano caratteristiche comuni.

    Tornando all'esempio della chiarezza della pelle, se si vuole trasformare un individuo dalla pelle scura in uno dalla pelle chiara in certi casi basterà non far prendere troppo sole a questo individuo, in altri i sistemi di modifica risulteranno più complicati perché dipenderanno da altri modelli di organizzazione.

    Insomma quello che non mi convince è il fatto che si assume che debba esistere una organizzazione strutturale tale che ad un cambiamento di caratteristiche caratteriali debba corrispondere una modifica di una parte di questa struttura (che sia più o meno nascosta al soggetto non importa).

    Poi se la struttura ha come elementi direttamente le caratteristiche caratteriali e non è qualcosa di distinto dal raggruppamento di queste usato per descrivere il disturbo di personalità risulterebbe ovvio poi che "per modificare il carattere di un individuo bisogna modificare il carattere di questo individuo", ma così ricadiamo in un'affermazione banalmente tautologica che non spiega nulla.

    Che una qualche organizzazione vada modificata è ovvio, quale organizzazione vada modificata ed in che modo vada modificata però lo è un po' meno.

    Questo è quello che volevo dire. Spero di essere riuscito a spiegarmi.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-09-2009 alle ore 14.18.30

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