Appunto, è sulla questione della validazione che mi sembra ci sia molta più confusione di quanto non venga fatto credere. La presunta superiorità della TCC sul trattamento dei disturbi d'ansia, ad esempio, a ben vedere ha più a che fare con modalità di lavoro che richiamano la psicodinamica che non con i protocolli standardizzati (Westen, 2010). Così come c'è molto da discutere sugli effetti dei trattamenti sintomatici, che sebbene "validissimi" nel loro compito, non sembrano intervenire sulla dimensione di disagio dei pazienti, che spesso si presentano anche dopo anni ad un terapeuta privi di sintomo ma in condizioni disastrate (e questa è la mia, seppur insignificante, esperienza). Peraltro sostenere che tutti i terapeuti si occupino del soggetto è, come diceva ikaro, piuttosto fuorviante. Dipende molto dalla visione teorica che si adotta e dal dialogo tra quest'ultima e la dimensione clinica.
Insomma, in pratica mi pare che tutte queste grandi certezze non ci siano allo stato dei fatti, quanto piuttosto delle linee di lavoro che convergono anche tra i diversi orientamenti. La principale mi sembra andare proprio nella direzione della ricerca di macroconcetti che spieghino la psicopatologia (gli stili di attaccamento per i cognitivisti, le polarità semantiche per i sistemici, le strutture di personalità per gli psicoanalisti).
Saluti








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